Abbiamo finito? non già, perchè riman di notare in questo medesimo subbietto un altro grave disconcio. Conforme il disegno di cui parliamo, ogni anno all'uno dei consoli tocca di uscire di magistrato, e vien supplito dal console nuovo. Per tal guisa, colui che rimane, dopo avere per avventura assai faticato e sudato a comporsi nelle massime e nella pratica col suo collega, dee ricominciar l'opera e la fatica con l'altro che sopraggiunge; al quale altro avverrà dopo un anno la sorte medesima; e così senza fine. Oh Consolato degno di poca invidia e di molta commiserazione!
II.
23 aprile 1849.
La vita politica delle nazioni, simigliando a quella dei corpi animati, non può sussistere nè prosperare senza un artificioso contrasto delle sue parti. Ma il contendimento in fra esse debb'essere tale, che invece di uscirne la disgiunzione e la distruzione, e invece che le virtù e le forze contrapponendosi vengano a sminuire e cessare, moltiplichino per lo contrario la lor vigorezza e la loro efficacia, e compongano, quasi a dire, una discorde concordia, piena di varietà e di ordine insieme.
L'arte, pertanto, dei filosofi politici consiste a trovare una felice e durevole antagonía (mi si conceda il vocabolo) delle forze civili, donde provenga continuamente l'ampliazione e la sicurezza delle libertà pubbliche e del comune perfezionamento. Per contra, quelle costituzioni in cui signoreggia un solo principio e una sola forza qualechessia, portano entro sè la cagione dello scadimento e ruina propria. Le monarchie assolute appena ebbero consumate le reliquie della feudalità e ogni specie di gerarchia interposta tra esse e il popol minuto, soggiacquero alla violenza di ripetute sollevazioni, e cessero il luogo ai governi rappresentativi. Per simile, le aristocrazie di Venezia e di Genova, dopo avere in sè accumulata ogni potestà ed ogni diritto, si disfecero nella dissolutezza e nell'ozio. L'aristocrazia inglese, in quel cambio, ponendo argine a sè medesima e alla sua prepotenza con la Camera dei Comuni e con altre popolari franchigie, non solo è ancor sussistente e gagliarda, ma non sembra dar segno nessuno di decadenza e di prossimo disfacimento. Grande errore farebbe colui il quale stimasse che i governi popolari vadano esenti da questa legge. I Fiorentini, quando ebbero divelto dal seno loro ogni ordine di patriziato e ogni autorità senatoria, e raccolto tutto il potere in mano delle Arti, non perciò si quietarono, ma si divisero in sètte più numerose, e la città e lo stato riempirono di tumulti e sollevazioni.
A coloro, impertanto, che si travagliano di ordinare e costituire in maniera durevole le moderne democrazie, debbe star ferma in pensiero cotesta massima fondatissima: di non permettere che la forza e autorità popolare non abbia contrasto legale alcuno, e la vita così politica come civile non esca sempre rinnovata e rinvigorita da un ben congegnato sistema di antagonía.
A rispetto di ciò, debolissima e molto pericolante, a credere nostro, è l'ultima Costituzione di Francia, e sarà tale qualunque altra le voglia rassomigliare. Quivi una sola è la fonte e l'emanazione di ogni dignità e di ogni potere; senza che alcuna prescrizione di legge od ufficio di magistrato curi e provveda se non a impedire, almeno a scemare notabilmente gli sconci assai gravi che il suffragio universale conduce seco, e i quali dal lato degli elettori sono principalmente la volubilità, l'ignoranza e la seduzione. Quivi una sola assemblea, originata da quel suffragio, fa e delibera tutte le leggi e ne veglia l'esecuzione. Quivi il capo del governo trae l'autorità e l'ufficio suo transitorio dallo stesso popolare scrutinio; e non possiede per moderare alcun poco la onnipotenza dell'assemblea verun altro mezzo, che farla richiedere dai ministri entro il termine solo di un mese, di voler sottoporre a nuova deliberazione la legge per innanzi approvata; e può l'assemblea non accedere alla domanda. Quivi, pertanto, è una sola ed unica potenza e dominazione, la volontà delle moltitudini; le quali di lor natura, come dicemmo, riescon voltabili e passionate, nè si posson difendere quanto è bisogno contro la propria ignoranza e l'altrui seduzione. Ora, nessun rimedio à trovato la Costituzione nuova francese ai difetti e all'eccesso del regno assoluto delle moltitudini, e alle esorbitanze del parlamento che discorre ed opera in nome di quelle. Tutt'i poteri sono soverchiati continuo da una forza incircoscritta e infrenabile; e l'antagonía salutare della vita politica è sciolta e annullata.
In America, alla prevalenza cieca del numero e all'arbitrio pieno del popolo minuto contrasta primamente la forma di governo confederativo; la quale induce meno impeto nel consiglio e nell'opere, e commette al congresso centrale la sola trattazione degl'interessi effettivamente comuni, e però assai più larghi e meno mescolati ed intorbidati di passioni e preoccupazioni. Secondamente, l'abbondanza inesauribile del lavoro e l'alto prezzo delle mercedi, fa la plebe di necessità meno inquieta ed astiosa, e ne' suoi pensieri e suffragi più temperata. In terzo luogo, ognun sa che la potestà legislativa è spartita in America tra la Camera dei Comuni e il Senato, e che non procedono entrambi dal suffragio universale, nè sono eletti con una medesima ragione proporzionale; imperocchè il Senato componesi secondo il numero degli Stati, e la Camera de' Comuni secondo quello dell'universale popolazione. E similmente, non dal suffragio delle plebi, ma da certo modo particolare e ristretto di eleggere, esce il nome del presidente a ciascun quadriennio.
Ora, non sussistendo nulla di tutto ciò in Francia, egli occorreva di speculare e indagare altra natura di spedienti e altra efficacia di rimedj: il che non fu fatto nè procurato.
Ai degnissimi cittadini che lungamente meditarono l'idea della Costituzione romana, sembra che siffatti pensieri e difficoltà o non sieno sorti nell'animo, o non li abbiano piegati ad altre cogitazioni e risoluzioni. Certo è, che nel lor disegno di legge fondamentale incontrasi, come appunto nella francese, una sola assemblea, una sola forma di elezione, una sola origine di autorità e di potere. Ma in Francia ogni proposta accolta nel parlamento dee, per avere forza di decreto, venir messa a partito e vinta tre volte consecutive; e oltre di ciò, il presidente, innanzi della promulgazione a lui affidata, possiede come notammo, la facoltà di richiedere una quarta e ultima deliberazione. Giusta il disegno di Costituzione di cui parliamo, un consimile temperamento può venire usato dai Tribuni. Di questi, adunque, diremo un po' alla distesa, e con sempre uguale franchezza e sincerità di discorso.