L'Autore rispose:

«Signor Sindaco.

«Di tutti gli onori e favori segnalatissimi che questa Città insigne e ospitale si è degnata parteciparmi, il maggiore senza dubbio è quello che la S. V. mi proferisce col suo foglio di jeri, invitandomi nelle prossime esequie di Re Carlo Alberto a recitarne publicamente le lodi. Ragionare convenientemente di quel gran Personaggio, e farsi organo fedele e diserto del popolo Genovese in tanto suo lutto e dolore, è certo impresa da sgomentare non pure il mio povero ingegno, ma quello eziandio de' più provetti e felici oratori d'Italia. Ma d'altra parte, ricusare un sì nobil ufficio e un'offerta capace da per sè sola d'illustrare tutta la mia bassa vita e fortuna, e in cui risplende un carissimo testimonio della rara predilezione per me di tutto questo glorioso popolo, ha sembrato al mio giudicio più presto un atto d'orgoglio che di modestia, e il quale non passerebbe senza qualche odiosa apparenza d'ingratitudine. A me corre obbligo, adunque, accettando l'onore ed il carico, di fare ogni sforzo ed ogni fatica per rimanere meno discosto che io potrò dalla grandezza del têma, e con lo zelo almeno e lo studio mostrare alla S. V., a suoi Colleghi onorandi e alla intera Città, che la riconoscenza mia e la devozione inverso di loro, se negli effetti è scarsissima, è somma e perpetua nel sentimento e nel desiderio.

«Mi creda pieno d'osservanza e d'ossequio

«Della S. V.

«Li 23 di agosto 1849.

Umilissimo e Obbedientissimo Servo
Terenzio Mamiani.»

I.

Dei veramente grandi e buoni è l'orazion funerale dettata prima d'ogni altro dal popolo; e dove questo si tace, non vale facondia e abilità d'oratore. A niun tristo principe, morente sicuro in suo letto, è accaduto mai di non avere accanto al suo feretro un gonfio panegirista, il quale osi di adulare e mentire eziandio tra le pareti del tempio, alla presenza più viva e più manifesta di Dio. Se non che, in quel caso, l'ostinato silenzio del popolo accusa e sbugiarda il celebratore. Per lo contrario, dove l'amore e l'ammirazione delle genti accompagna la morte d'un giusto re, nessuna eloquenza pareggia forse il buon sentimento di quelle; come alla vista del feretro suo, nessuna forza, nessuna astuzia, nessun pericolo potría ne' petti stagnar le lagrime, e il lutto e il rammarico seppellirvi. Quando le ceneri di Germanico per mare venute toccaron terra, da ogni loco eziandio non vicino piovean le turbe accorate, e con ansia amorosa di vederle e onorarle; nè astenevasi alcuno di mostrare e provare al mondo, che lui sfortunato e tradito avean caro sopra tutti i potenti e felici, e volevanlo glorificato al par d'un Iddio. Ora, quell'accoramento medesimo, quell'affollarsi da tutte bande, quel gemere luttuoso ed universale s'è pure udito e veduto in questo porto di Genova, appena vi salía la nave che riconduce a noi dall'esilio la salma d'un re sventurato ma grande, e la quale accoglievano afflitti e in gramaglia que' Senatori e Rappresentanti a cui lasciava egli in perpetuo retaggio la libertà; e circondavanla le milizie di que' segni stessi e di quelle bandiere (ahi dimesse oggi e abbrunate!) ch'egli volle sopra tutte le torri della Penisola inalberare, e farle in ogni terra e sopra ogni mare franche, temute e trionfatrici.

Ma quanto è maggiore la perdita, più sentito il dolore, il tribolo più generale e sincero, altrettanto l'anima del dicitore se ne sgomenta; perch'egli non può fare come il pittore Timante che figura Atride nascondentesi dentro le palme il viso; ma sì è costretto di ragionare mentre non vorrebbe che piangere, e mentre in cambio di parole, gittar vorrebbe muti sospiri e flebili suoni interrotti. Or che dirò della povera mia loquela, o Signori, innanzi a sì alto subbietto, e in faccia a sì grande, sì vero e non esprimibil dolore di tutta questa città, che nell'ardore de' nobili affetti a niun popolo cede, a moltissimi entra innanzi? Ma d'altra parte, io vo pensando che qui non si tratta di sole funeree lamentazioni, e di solo sfogo al comune e soverchiante cordoglio; e nemmanco si tratta di esimia palestra oratoria, e di spiegare innanzi alla vostra curiosità sfoggiate bellezze d'arte e di stile. Ben altra cosa domandano la santità e solennità del luogo e del rito, l'anima augusta per cui preghiamo, l'Italia infelice che a questa terra rimira, ultimo asilo e sostegno della sua libertà e delle sue speranze, ahi già tanto superbe! Lasciamo alle prefiche e alle femminette l'abbondanza del pianto e le inconsolabili nenie. Nessuna cosa è più degna d'un popol civile raccolto d'intorno alla spoglia mortale di strenuo principe, che il chiudersi in grave mestizia e meditabonda, piena d'alti documenti e consigli, e che sia lume e preparazione di migliori destini.