In sul cadere di giugno del 1849, entrati i Francesi in Roma, e appresso a pochi giorni intimato insolentemente all'Autore di uscirne, egli si rifuggiva in Genova, dove ogni maniera di ospitali dimostrazioni e carezze lo accolse e riconfortò. In quel mezzo tempo, giunse nuova della morte di Carlo Alberto, e Genova si apparecchiava a riceverne le amatissime ceneri con riconoscente dolore e con funebre pompa. Allora fu scritta al Mamiani la seguente lettera:
«Chiarissimo signor Conte.
«Il Municipio di Genova, mosso dal desiderio di tributare un estremo omaggio di devozione riconoscente alla memoria del Propugnatore dell'Italica Indipendenza, del Monarca Legislatore, cui i Popoli Subalpini sono debitori dello Statuto, deliberava che in occasione del passaggio per questa città delle venerate spoglie di Carlo Alberto, gli fossero celebrati solenni Ufficii di espiazione nella Chiesa Metropolitana.
«Bramoso, oltreciò, il Municipio che i pregi e le azioni del Principe magnanimo e sventurato formassero in tal congiuntura il subbietto d'una Orazione funebre, e che i sentimenti da cui i Genovesi sono animati per Carlo Alberto fossero espressi da chi sapesse rendersi degno interprete d'un dolore che tutti i veri Italiani debbono partecipare, ebbe ad ascrivere a sua ventura che la presenza in Genova di un Terenzio Mamiani gli porgesse il modo più acconcio di soddisfare all'intento.
«Al Corpo Civico non solo son noti i meriti letterarii e scientifici che rendono la S. V. uno de' più specchiati ornamenti d'Italia, ma stanno dinanzi i servigi segnalati ch'Ella generosamente prestava alla Patria Comune, ed insieme il particolare affetto ch'Ella nutre per questa città, la quale tanto si pregia di essere da V. S. Chiarissima stata eletta a sede ospitale.
«Queste considerazioni determinando l'unanime assenso del Consiglio Delegato a commettere a V. S. l'incarico della Orazione da recitarsi dopo la sacra cerimonia, fanno concepir la fiducia ch'Ella vorrà accondiscendere alla preghiera che per mio mezzo Genova tutta Le porge.
«Gradisca, chiarissimo signor Conte, l'attestato del riverente ossequio con cui ho l'onore di proferirmi
«Di V. S. Chiarissima
22 agosto 1849
Devotissimo Obbedientissimo Servo
Il Sindaco Antonio Profumo.»