Ma per ridurre il discorso alla mia persona, io le debbo far noto, che contro l'animo, io credo, del papa, la nunziatura di qui richiede due atti preliminari da ciascheduno che vuol giovarsi dell'amnistia. L'uno è di far di ciò domanda speciale e in termini di petizione in grazia, la qual domanda inviasi a Roma, e occorre di aspettare quello che ne verrà risoluto colà. Secondamente, giunta che sia la risposta e tenutala (poniam caso) per favorevole, debbesi apporre il proprio nome ad un foglio, in cui fra l'altre cose vien dichiarato dal soscrivente di voler godere della grazia del perdono generoso e spontaneo concessogli ec. Ora, io non chiedo perdono di colpe di cui non mi sento reo; e quando tale mi sentissi, non avrei, certo, aspettato l'indulto del papa, ma da buon tempo avrei confessato l'errore a Dio e agli uomini: perchè chi fa, falla; ma il galantuomo si ricrede e confessa il peccato suo. Chiedano innanzi perdono essi (e qui non c'entra il papa novello) del sangue che ànno sparso con processi e giudicj che tutti riconoscono oggi essere stati veri assassinj. Qualora il papa avesse ricerco agli amnistiati una promessa formale di vivere quieti e obbedienti alle leggi del suo governo, e di non mescolarsi in cospirazioni e in qual sia tentamento e sforzo di rovesciare e abolire l'autorità sua, io tanto più volentieri l'avrei promesso, quanto insino dal 39 (ed ella forse ne à memoria) mandava fuori un'opericciuola in cui per tutte guise raccomandava alla gioventù italiana di desistere dalle sètte e dalle macchinazioni, e di entrar nella via che ora sembra finalmente voler esser calcata e seguita con buon proposito. Io non posso adunque, purtroppo, senza fare ingiuria alla mia coscienza, approfittare dell'amnistia. Il ciel mi guardi dal censurare chi la intende altrimenti: queste cose, com'ella sa, le delibera e le risolve ciascuno nel suo proprio sè, pigliando consiglio non da altro che dall'intimo senso morale. Io non tornerò in patria, salvo che per la porta dell'onore, diceva un grandissimo; ed io benchè picciolo assai ed oscuro, non posso non ripetere quel degno concetto; poichè la coscienza e l'onore ànno ugual pregio e misura uguale per tutti . . .

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Di Parigi, li 31 di agosto del 1846.

Terenzio Mamiani.

LETTERA IN FORMA DI CIRCOLARE.

Signore.

In questo anno, come v'è noto, compiesi il centenario della cacciata degli Austriaci dalla città e riviera di Genova. E il primo atto della gloriosa sollevazione accadde il 5 del vicino dicembre. Tal gesto, il più bello forse della storia moderna italiana, e che diviene caparra e simbolo di altri non molto remoti da noi, merita di essere celebrato con ogni possibile dimostrazione.

Pare a me ed ai miei amici che uno dei segni di gioja pubblica da praticarsi in quel giorno, esser dovrebbe di ardere fuochi sulle colline più prossime a ciascuna città nelle prime ore della notte. Noi ne abbiamo scritto a parecchi in Romagna, in Liguria e in Piemonte. Se vi garba l'idea, parlatene ai vostri amici e invitateli a porla in effetto, facendo loro avvertire ch'ella è cosa la qual non incontra nè spesa nè rischio; e d'altra parte, è vistosa e significativa oltremodo. Nè altro per questa.

Di Parigi, li 20 novembre 1846.

Terenzio Mamiani.