Nel venti, la lega dei re assoluti, che per antifrasi fu detta sacra, toccava il colmo della sua fortuna e potenza. Oggi, quella cospirazione veramente inaudita e novissima contro le libertà dei popoli, non solo è sconnessa e mezzo annullata, ma i governi rappresentativi maggioreggiano in guisa da occupare ormai tutta l'Europa civile. E se tu ne cavi la Turchia la quale è barbara, e la Russia ove ancor dura la schiavitù, l'Austria sola accenna di voler, dove può, conservare il pieno arbitrio monarchico: ma in Ungheria nol può, e in più altre parti del vecchio e scrollato impero cesserà di poterlo.

L'Austria nel venti predominava in Germania, predominava in Europa; pendevano dal suo labbro i gran consiglieri dei re; parea rinsanguata, robusta e piena di vita. Al presente, è sopraffatta in Germania dall'arti prussiane, poco ascoltata in Europa, incresciosa all'universale, massime pei casi di Galizia e Cracovia e per gli orrori dello Spielberg; la stimano tutti esausta, vacillante e decrepita: la quale opinione, fosse pur falsa, riesce dannosa oltremodo, infin che i fatti non la smentiscono.

Avea l'Austria nel venti quete le provincie, fedeli i popoli, strette con vigore le redini del governo. Al di d'oggi, neppur ne' Circoli austriaci è piena tranquillità, e dalle rupi del Tirolo alle foci del Danubio non v'ha un palmo di suolo in cui si rincontri buona contentezza e fidanza. Quel malumore, poi, che nel regno Lombardo-Veneto serpeggiava qua e là al tempo della Costituzione Napolitana, e non parea farsi intenso e profondo salvo che negli uomini colti e bollenti d'affetto patrio, ora scoppia da tutte parti, invade le moltitudini, e manifestasi con tali prove di virtù e coraggio civile, da superar di gran lunga l'aspettazione medesima de' più caldi Italiani.

Allorquando in sul principiare del ventuno l'Austria, poco dubbiosa dell'esito, fece movere le sue truppe, lasciavasi dietro alle spalle il Piemonte travagliato da sétte ma non insorto, e che non parea prossimo a insorgere; e quantunque l'esercito Sardo ponessesi di poi in sollevazione, subito discordò e si divise e tutto scompaginossi; onde pochi reggimenti tedeschi bastarono a spegnere quel primo incendio di libertà. Quest'oggi, l'Austria trova Liguri e Piemontesi tanto infiammati quanto concordi, e così bene in arme e in assetto, come docili alle leggi, ordinati nel loro ardore, e affidatissimi ne' loro capi.

Nell'anno venti e ventuno, l'Austria scorgea buona parte d'Italia commossa dalle opinioni liberali più in superficie che nel profondo: v'avea società secrete estesissime, cospirazioni di ufficiali d'esercito, scontentezza di molte provincie; ma ardor popolare assai poco, e il sentimento nazionale appena spuntava, e, per isbaglio quasi comune, più pensavasi alla libertà che all'indipendenza; ogni Stato viveva in disparte e per sè, e il concetto di unione e collegazione di popoli o non nacque o non si mantenne. Oggi, per lo contrario, il desiderio d'indipendenza entra avanti a tutti gli altri; gli Stati si confederano, i popoli chiamansi ad alta voce fratelli, e la vita morale della nazione è già una, e ferve in tutti i suoi membri vigorosa e omogenea.

Nel venti, in fine, i Principi nostri o alla scoperta o di soppiatto tenevan con l'Austria, e taluni non vergognavano di confessarla solo sostegno e salute rimasta alla persona e potestà loro. Al presente, più d'uno fra essi sta dalla parte de' popoli, accetta ogni buon progresso civile, sdegnasi dell'ingiuriosa tutela di Vienna, e gode di avere a capo e scòrta il nome glorioso e la venerabile autorità del Pontefice.

Ora, di tutte queste notevoli differenze in fra i due tempi paragonati, alcune rimangono ferme e indipendenti dai casi, altre si legano all'andamento e alla fine che avranno le sollevazioni del Regno. Felice l'Italia, se ne' popoli delle Due Sicilie sarà tanto di virtù e di senno, da porre insieme due cose nate veramente per procedere bene unite, ma che il volgo e i partiti disgiungono assai di leggieri: noi vogliam dire l'energia e la prudenza.

Occorre a que' popoli l'energia, per rimovere la possibilità d'ogn'inganno e sventare ogni trama cortigianesca, e mostrando la gran fermezza e unione di lor desiderj, conseguire sufficiente malleveria dell'ordine nuovo di cose. Occorre poi sopramodo a que' popoli la prudenza, per non trascendere in cotesti atti il segno e il termine della necessità, e saper tornare sollecitamente nell'ordine e nell'obbedienza alle leggi.

Adoperando essi in tal guisa, e guadagnandosi e mantenendosi piena ed intera la propensione e amicizia degli altri Stati Italiani, nè dando ai Principi della Lega cagione legittima alcuna di spaventarsi; l'Austria avrà tuttora contro di sè la unione che sì la sgomenta de' cittadini d'ogni ordine, la consonanza perfetta degli animi, la tenace confederazione di tutti gli Stati, il desiderio comune ed inestinguibile d'indipendenza e di libertà, protetto oggimai e santificato dalla maggiore e miglior parte del Clero, difeso da eserciti disciplinati, e dalla mutua fede e assistenza di ventiquattro milioni d'uomini.

Ma un'altra difficoltà, e forse la maggiore di tutte, debbono procacciare all'Austria i nostri fratelli del Regno; e questa è di toglierle ogni presunzione ed ogni speranza di veder rinnovati gli errori gravissimi in cui la fortuna nemica d'Italia lasciò cadere i Napoletani nei nove mesi che vissero di risorgimento e di libertà. Distingueremo altra volta cotesti errori, e accenneremo i mezzi e le pratiche più confacenti a bene evitarli.