Le moltitudini in Francia sono inchinevoli e favorevoli alla causa italiana.

Il ministero vuol conciliare due cose troppo nemiche; la sua buona colleganza con l'Austria, e l'ajuto al risorgimento italiano.

Ad ogni modo, egli non potrà combatterlo scopertamente, nè avversar molto i Principi nostri nel proposito saldo che ànno di concedere maggiori franchigie e statuti rappresentativi.

L'Inghilterra ci favoreggia più alla scoperta e senza ritegni, e solo domanda che non si rompa lo statu quo, in risguardo della possessione di territorio.

Ma rotto che fosse, non moverebbe l'armi per ristorarlo.

Il ministero francese, quand'anco volesse in quel caso stare dal lato dell'Austria, non par probabile che il potesse, perchè troppa ingiuria recherebbe ai sentimenti liberali di sua nazione.

A noi, dunque, rimane arbitrio di proseguire nel cammino di libertà in ciascuno Stato non sottomesso alla forza austriaca. In caso poi di conflitto, ciò che par possibile a prevedere si è, che l'Europa rimarrebbesi spettatrice. Nè altro noi domandiamo: l'Italia farà da sè.

La diplomazia europea non ci recherà, dunque, nè molto bene nè molto male. Uniti ed armati, d'ogni nemico trionferemo, d'ogni impresa verremo a capo; disuniti e sprovvisti, a niuno darem suggezione, e s'aprirà di nuovo il mercato del nostro sangue e delle nostre provincie.

(Dalla Lega Italiana.)

SULLA COSTITUZIONE CONCEDUTA IN PIEMONTE.