10 febbrajo 1848.

A noi non è facile significare quanto ci gode il cuore di veder chiamato all'ufficio di ministro dell'Interno il cavalier Bozelli, uomo insigne di virtù e di scienza, stato maggiore delle sventure, serbatosi puro ed integro nella povertà, nell'esilio e nella prigionia, e alla libertà e salute d'Italia invariabilmente devoto. Ma oltre a ciò, noi godiamo di tal promozione, perchè ci è sicura caparra che quasi tutto il ministero nuovo napolitano dovrà mutare fra breve. Il cavalier Bozelli non può avere per lungo tempo a colleghi il duca di Serra Capriola, il principe di Cassero e il generale Garsia; tre nomi che non dànno alcuna sufficiente malleveria del loro zelo vivo e sincero per la libertà e per la causa del popolo. Quanto più si vuole intera e perfetta la inviolabilità del monarca e divertere dal suo capo le imputazioni d'ogni mal operato, tanto fa bisogno sicurezza maggiore ed anzi certezza piena dell'animo libero, generoso ed energico dei ministri. Chi ha patteggiato con gli oppressori, e servito o lontano o d'appresso un Governo che ha fatto arrossire l'Italia intera in faccia al mondo civile, non può, non dee sedere nel consiglio del Re. Fratelli Napolitani, sovvengavi spesso il disastro del 1821.

(Dalla Lega Italiana.)

FILOSOFIA CIVILE ITALIANA.

14 febbrajo 1848.

Noi, sotto questa rubrica, intendiamo d'intrattenere i lettori nell'esame e speculazione di quegli alti problemi sociali e politici, la cui soluzione sembra più specialmente commessa al Genio Italiano ora ridestato: e così compiremo, se l'ingegno e la fatica ci basti, quello che si annunzia nel nostro Programma; l'idea e il disegno, cioè, dell'edificio nuovo civile, a cui tutti i buoni pongono mano. Che se ciò non vien praticato dalla più parte de' giornali politici forestieri, si voglia considerare che l'Inghilterra e la Francia non sono al presente, o non credono essere, in via di profonda trasformazione; e le leggi che si discutono nei lor parlamenti entrano molto di rado nel novero di quelle che si domandano organiche, e sono fondamentali e costitutive. Per lo contrario, chiunque andrà un poco sfogliando i giornali francesi dettati in sul cadere del secolo scorso, vedrà con quanto compiacimento e abbondanza discorrevano e disputavano le teoriche di alta filosofia civile. Ma oltre a ciò, noi non iscorgiamo ragion sufficiente per imitare in ogni qualunque cosa le effemeridi oltramontane. E di più aggiungiamo, che tuttavolta che occorre a quei fogli di entrare ad esaminare i principj (il che avviene pur di frequente), la povertà e incertezza di lor cognizioni si fa manifesta ai meno avveduti. Per la ragione stessa, le massime direttive che nelle questioni cotidiane s'aggirano come spiriti ed elementi vitali di tutto il corpo della scienza politica, sono accolte ed asseverate il più del tempo e dalla più gente alla cieca e per forza di uso. Onde poi interviene che molti e gravissimi errori son mantenuti e perpetuati: e ne porge esempio l'Economia pubblica, intorno alla quale ognun si ricorda il ripetere che hanno fatto i giornali francesi, per tanti anni e con sicurtà e intrepidezza compiuta, abbagli sperticati e falsissimi ragionamenti.

Ma come ciò sia, noi vorremmo nell'animo de' lettori trasfondere parte del convincimento nostro intero e ben radicato; il quale è, che il risvegliamento d'Italia non può non riuscire principio di cose grandi e novissime nella vita sociale del mondo; e che però le fa d'uopo una matura sapienza civile, la qual consiste precipuamente nella cognizione profonda dell'umana natura, e nell'esperienza trita e copiosa dei fatti, purgata e universalizzata al lume delle prime cagioni.

Posto che tale credenza risieda altresì nell'animo della pluralità de' lettori, noi non temiamo con queste nostre dottrine e teoriche di lor parere gente infusa di pedanteria e con indosso la zimarra accademica. Dacchè gli è impossibile a chicchessia di persuadersi che l'idea non debba antecedere al fatto, e che la repubblica umana possa rassomigliare e imitare quella delle api, ove lo istinto insegna misteriosamente ogni cosa.

(Dalla Lega Italiana.)

LA COSTITUZIONE NAPOLITANA.