Machiavello scrive, che dal fiero strazio e dalle frequenti battiture delle fazioni, Fiorenza in pochi anni di tregua e di pace risorgeva così vigorosa, che non solo rifacevasi largamente de' danni passati, ma lasciavasi addietro quasi ogni altra italiana in prosperità e in ricchezza. La qual cosa, aggiunge quel gran pensatore, procedeva singolarmente dalla partecipazione immediata d'ogni cittadino al Governo ed alla sovranità; il che promoveva in ciascuno un tal senso della dignità e importanza propria, che le facoltà e virtù della mente e dell'animo in supremo grado s'ingagliardivano. I nostri tempi avendo abolito i comizj e l'uso delle imborsazioni, e potendo le moltitudini partecipare al Governo solo indirettamente coi mandati che affida ai rappresentanti, a noi sembra, parlandosi in genere, che sia molto male ristringere il numero degli elettori, e molto bene allargarlo; perchè gli è un diffondere in tutto lo Stato il più importante esercizio e il più nobile della vita politica; e gli è, quindi, un accrescere ne' cittadini quell'alto sentire di sè, che nelle antiche nostre Repubbliche trovasi avere operato tanti prodigj.
Ciò poi s'accorda con la ragione e col dritto; perchè, a dir vero, la ragione non concede l'imperio se non ai sapienti ed agli ottimi, e questi debbono essere dall'universale riconosciuti e salutati: e però, sotto tale aspetto, quella legge di elezione dovrà reputarsi migliore, ch'esclude dall'atto di solenne e spontanea ricognizione coloro soltanto ne' quali difetta compiutamente la facoltà di ravvisare e stimare il pregio degli uomini.
Alle moltitudini accade talvolta d'ingannarsi intorno al proprio bene e profitto; ma più spesso accade che i facoltosi ed i maggiorenti scordino l'altrui bene, o non se ne curino. Da ciò è proceduto, che le moderne Costituzioni poco hanno giovato la parte più numerosa e più sfortunata del popolo. Sotto quest'altro aspetto, adunque, tanto la legge elettorale parrà più giusta, quanto farà giungere al Parlamento più numerosi patrocinatori del popolo minuto.
V'ha nello Stato due specie differentissime d'interessi; il privato de' Municipj, e il generale di tutta la Patria. Il perfetto temperamento consiste nel conciliarli, e non nel sottomettere affatto e senza misura il primo al secondo; come in Francia si fa sovente, ed altri paesi s'avviano a fare. Per tal riguardo, che è pure di gran momento, la legge elettorale migliore si dirà quella che faccia ne' Parlamenti rappresentare, con giusto equilibrio, ciò che vogliono le provincie e i Comuni, e ciò che lo Stato esige e desidera.
Due cose, poi, eccellenti (dicemmo noi, giorni addietro) sono nel mondo; l'istinto e il buon senso delle moltitudini non idiote, e la scienza fine e consumata dei pochi. Gli è, dunque, con ogni industria da procacciare che il consesso dei Deputati raccolga in sè quelle due eccellenze; e v'abbia da un lato chi sia pieno dello spirito popolare; e chi dall'altro partecipi alla sapienza dei pochi; e di questi ultimi v'abbia i pratici ed i teorici, i sommi speculatori e i sommi amministratori. Dove trionfa la sola democrazia e il numero fa la legge come in America, la plebe padroneggia troppo sovente ogni cosa, e sparge da per tutto le sue passioni e preoccupazioni. Quivi, così gli ambiziosi, come coloro a cui preme di servire e giovare la patria, fannosi a corteggiar la plebe, e pensieri affettano ed usi ed eloquenza plebea. Debbesi pertanto studiare un modo, il quale senza togliere al popolo il dritto di concorrere all'elezione e farsi validamente patrocinare nei consessi legislativi, conservi agli uomini d'alto ingegno e d'animo indipendente la libertà d'opinione, e gli esenti affatto o dalla necessità o dall'utile di plebeizzare. Dee procurarsi altresì che le minoranze (come le chiamano) non siano più del convenevole sopraffatte dalle maggioranze; e perciò, dee lasciarsi aperta una qualche via onde alle persone di singolar merito che hanno ottenuto il suffragio di tale o tal municipio, ma non quello del generale scrutinio, si possa ciò nonpertanto ascrivere la dignità e l'ufficio di Deputato.
Infine, forza è consentire, che nelle città dominanti v'è più sapere e maggiore esperienza, e che i pensieri vi si compongono meno angusti, e il modo di giudicare è più franco, e procede con massime razionali ed universali.
Dopo queste considerazioni, osiamo trascrivere qui alcuni cenni d'una proposta di Legge Elettorale Italiana: e diciamo Italiana, non perchè molto diversa da tutte le forestiere, ma perchè pon sue radici nel municipio e negli istituti letterarj, i due più antichi e più peculiari elementi della civiltà italiana. Per mostrar come in rilievo, e quasichè a dire in concreto, il nostro concetto, noi l'applichiamo particolarmente allo Stato Romano, ove preparasi una legge municipale larghissima, e ove la forma attuale della Consulta di Stato ha suo fondamento ne' Consigli comunitativi e nei provinciali.
1. In ogni Comune di mille e più abitanti, chiunque partecipa all'elezione dei consiglieri municipali, partecipa similmente e con egual diritto a quella de' Deputati.
2. Tutti gli elettori sono eligibili.
3. In ogni Comune di mille e più abitanti, ai debiti tempi e con le forme prescritte, tutto il Corpo degli elettori municipali raccogliesi in Collegio elettivo per procedere alla scelta dei Deputati.