»Io però invito e prego la Signoria Vostra Illustrissima a voler commettere ai signori Gonfalonieri, e mediante essi, ai rettori e ministratori dell'opere e istituti di pubblica beneficenza della Provincia sua, che nel più breve tratto di tempo sieno raccolte e bene ordinate le notizie e i ragguagli suddetti, e per mezzo di Lei fatte giungere speditamente in questo nostro Ministero.
»Trattandosi di cosa che tanto importa, io non ho dubbio nessuno dell'assaissima sua diligenza e premura, nè di quella de' signori Gonfalonieri, ai quali le piacerà di vivamente raccomandarla.»
Cotal Ministero, o Colleghi, vòlto al beneficare e all'incivilire le moltitudini travagliate e indigenti, è a noi comparso molto più rilevante e proficuo di altri che in altre contrade ànno conseguito un nome ed un essere proprio e distinto. Scorgesi in Inghilterra (a citar qualche esempio) un Ministro che cura e vigila unicamente i palazzi della Regina. Più volte si veggon Ministri a' quali nessuno ufficio particolare viene affidato, e sembrano se non poco opportuni, certo non necessarj. In parecchi Stati v'ha un Ministero, il cui solo negozio è di reggere e provvedere i lavori pubblici. Nè io, per lo certo, nego la importanza e il pregio di tal reggimento, e nemmanco intendo di scemarli di verun grado nella vostra e mia opinione. Ma come si potrà mantenere che i lavori meccanici dello Stato rilevino molto più che la carità sua e i suoi beneficj nella gente minuta, o che questa porga materia ministrativa meno ampia e meno implicata e difficile, o non debba più forse di tutte l'altre cose stare a cuore al Governo? Eppur mi sovviene, che nelle pagine del Vangelo la persona umana che maggiormente vien ricordata ed accomandata, e posta in cima ai pensieri e agli affetti, non è mai l'uomo savio o il potente, non è il dovizioso o il bello o l'addottrinato o l'illustre, ma sì il pusillo ed il povero; e della plebe minima e povera è naturale e sollecito padre il Principe che noi obbediamo.
Io non vi nascondo, che alla istituzione disegnata e proposta da noi movesi un'altra specie d'accusa. Sostenete che a purgarcene qui brevemente e con manifeste ragioni, io spenda ancora alquante parole; e ciò in considerazione di un ingegno elettissimo[19] che quella istanza accennava.
Dicesi, pertanto, che la beneficenza pubblica affin di recare al mondo spessi e abbondevoli frutti, dee pertenere unicamente al senno e allo zelo dei Municipj.
Io son pieno, o Colleghi, di quest'albagia (nè la voglio celare), che io stimo, cioè, e credo fermissimamente nessuno amare più di me nè più di me prediligere e rispettare le libertà e le pertinenze comunitative: sopra che il Governo presto darà a divedere coi fatti la verità compiuta di tal professione. Ma, d'altra parte, egli accade di giudicare o non vi essere nella società umana bisogno e desiderio alcuno di norma universale e di pratica unità, ovvero che si convien fornire sovente il Governo della facoltà di unire e coordinare lo sforzo e le opere dei privati e dei municipj, e avviarle tutte a uno scopo medesimo, sebbene gli s'imponga di usare in cotale atto la sola efficacia dell'esempio e l'armi della scienza e della persuasione. Che cosa in tale bisogna pretendono i reggitori dello Stato? null'altro che di voltare a bene e profitto delle misere plebi quelle facoltà e quei mezzi che solo essi possiedono. Dall'altezza del loro ufficio non è egli vero che possono come da specula eminente girare all'intorno il sicuro sguardo, e del tutto insieme dei luoghi (per seguir la metafora) farsi un chiaro e distinto concetto, notarne le simiglianze e le varietà, scuoprirne le rispondenze, le congiunzioni, i passaggi, indicar delle vie quanto e come divertono e i possibili raddrizzamenti e le scorciatoie e i tragetti; in quel mentre che ciascun uomo privato e abitante in basso luogo, le parti conosce e non più dove pone i piedi e può tirar d'occhio?
Certo è poi, che i censori, con la sentenza loro poc'anzi allegata, debbono a un tempo scagliare accusa non pure d'inutilità, ma di soperchieria e di danno contra alcun altro Ministero, e contra quello massimamente della pubblica istruzione. Non debbono forse o non possono i Municipj intendere tuttogiorno e con frutto copioso e durabile all'ammaestramento del popolo? Certo lo possono, ed anzi lo debbono. Ma sì nell'insegnamento loro, e sì nella scienza sperperata e sconnessa, e venuta in arbitrio di mille diversi pareri e consigli, mai non s'adempirà quel vasto e perfetto sistema di studj, quella unità e vigorezza di discipline, quell'indirizzo potente e comune degl'intelletti di cui bisogna lo Stato, e il quale nessun uomo particolare e nessun municipio à forza di conseguire con tanta pienezza, costanza, università ed autorità, con quanta è necessaria al mantenimento e progresso di tutto lo scibile, e alla spedita ed equabile propagazione del comune sapere.
In sostanza, egli m'è avviso che tal nostra controversia pigli origine e forza più dal dubbio significato dei nomi, che dall'essere delle cose. Forse a taluni fra noi (nè fa maraviglia) l'azione e l'intervento ministrativo mette apprensione e paura, e sembra dover riuscire, come per addietro, importuno, illimitato e arbitrario, e che scemi pur sempre in alcuna guisa ed inquieti la libertà e l'opera dei privati e dei municipj. Ma i nomi (bontà di Dio) tornano alle loro antiche e naturali significazioni, e Governo più non vuol dire nè signoria nè arbitrio nè privilegio nè forzoso ingerimento nè ipocrita paternità. A voi piace che tutto il negozio dell'educare e beneficare le moltitudini stia nelle mani dei Comuni; altri, in quel cambio, il vorrebbe unicamente affidato e raccomandato al clero. Ed io vi dico che il Governo non punto disegna di esautorare i Comuni ed il clero. Ma se tale individuo o tale altro, se questa o quella congregazione, se parecchi medesimi Municipj ed alcune provincie chiedono, siccome accade, e ottengono dal Ministero, varie maniere di ajuti, e solenne ricognizione e titoli e onorificenze, e stretta e particolare tutela e malleveria e patrocinio, negherétegli voi il diritto d'invigilare e sopravedere l'opere e gl'istituti di quelli? E se dove non giungono le private virtù e il privato avere e la sufficienza e abilità dei Comuni, vorrà supplire e complire il Governo, chiamerete voi ciò soprafacimento ed usurpazione? In fine, se in questa bisogna dell'educare e beneficare, franchi sono e liberi gl'individui, e ciascun Municipio e ciascuna congregazione ed il clero; vorrete voi privare di libertà il Governo, sì che non possa studiare l'arte egli pure di farsi liberale e pietoso al popol minuto, e travagliarsi di porgere a tutti norme ed esempj imitabili d'ottime scuole, ospizj, istituti e prevenimenti e soccorsi d'ogni maniera? Ciò che il Ministero domanda, è troppo discreta cosa; entrare in nobile gara di bene con tutti.
E che? non debbono dunque i più miseri e i più derelitti avere nessuna particolare speranza e fiducia nell'opera del Governo? e questo, che è naturale difenditore e tutore d'ogni interesse, d'ogni diritto e d'ogni ordine di cittadini, non avrà licenza di mostrare in modo effettivo e con segni permanenti e visibili il gran caso che fa della plebe infelice, e le cure continue e diligentissime che disegna di adoperare nel bene di lei? Osservisi, oltre di ciò, che recar sollievo ai mali maggiori e più frequenti del popolo, è somma cosa, ma non è tutto. Gran parte del beneficio consiste nella sua certa aspettazione, e nella distribuzione uguale e ordinata, e nel poterlo ricevere con dignità e senza troppo di stento, e nel non vederlo fluttuare e mutare giusta i mille accidenti di mille consigli, e secondo che porta l'ignoranza in un luogo e l'inesperienza e la fantasia in un altro; ma conoscendo apertissimo, che v'ha una mente superiore ed assidua che da per tutto penetra e invigila, e le fila sparse e disciolte della carità procaccia di adunare e di tessere in larga tela e inconsutile. Mal conosce il cuore dell'uomo colui il quale opina che altrove le moltitudini non siensi inacerbite ne' lor sentimenti, nè indotte più facilmente ad esorbitare, credendosi non protette e incurate, e nessun chiaro ed esterno segno scorgendo della sollecitudine dei governanti inverso di loro. Quindi il contrario operare, come à in animo il Ministero presente, è gran saviezza ne' nostri tempi. E conciossiachè la plebe più numerosa e indigente non manda a sedere su questi scanni i rappresentanti suoi, e nemmanco li manda ne' Consigli delle provincie e de' municipii; concedetele questo almeno, che il Governo pontificio, universal curatore e rappresentante, mostri con ufficio particolare e ordinatamente pietoso di sempre averla in pensiere, e del tacito mandato di lei stimarsi fornito sempre e onorato.
Dopo ciò, chiedo perdonanza di avervi intrattenuti, o signori, con discorso non pure prolisso, ma seminato di concetti e di voci più cattedratiche assai che politiche. Forse la qualità dell'argomento a sufficienza me ne scusa. Rimane che avanti di scendere di ringhiera, io vi manifesti un voto il quale mi dura fervente e profondo nell'animo; e il voto è questo, che piaccia a Dio provvidissimo di unire e contemperare insieme nello spirito degl'Italiani, e segnatamente nel nostro, il sapere dei moderni con la carità degli antichi. Nei secoli di mezzo ardeva la carità e fiammeggiava, per così dire, insino alle stelle; se non che l'ignoranza e le tetre superstizioni e le crudeli giustizie, con l'ombra ed il fumo loro caliginoso, la cuoprivano e la perturbavano. Sereno invece e splendido come sole è il sapere de' moderni; ma i raggi che diffonde nè sono ardenti nè scaldano i cuori, anzi direi che tornano freddi e infecondi, siccome quelli tramandati la notte dal nostro satellite. Certo, se un simigliante maritaggio s'adempie della carità antica e del sapere moderno, io non so quasi che sorta di umane miserie non sia per trovare valido schermo, e conforto efficace e abbondevole; e sopratutto, quella divina consolazione ch'è la più dolce e cara, e la meglio accolta e desiderata dall'uomo, il sincero amore e il fraterno compianto.