Circa l'essere e le condizioni del popol minuto, due estremi debbonsi ugualmente fuggire. Il primo, di non gittarsi a tutt'uomo in quelle fantasie onde sono uscite con parto infelice le teoriche strane e avventate che menano sì gran rumore di sè, ma le quali condotte alle prime e più semplici applicazioni, subito ànno mostrato la vanità loro. No, concittadini, alle questioni, come sono pensate e proposte oggidì in Francia e che piglian nome di sociali, non trovasi, per isventura, risposta veruna assoluta ed affermativa. Certo, io non ficcherò la pupilla mia debolissima tra le ombre, anzi nella notte profonda del più remoto avvenire; ed io non so bene se nel lunghissimo corso dei secoli la provvidenza riserbi all'intelletto degli uomini qualche, dirò così, impensata divinazione, per cui giungano elli a risolvere quei problemi, e interpretare quegli enigmi che alla scienza moderna, e intendo la solida e verace scienza, permangono chiusi ed inesplicati. Pur troppo, considerandosi per ogni parte cotale materia delle questioni sociali, si riconosce apertissimo, che stannovi dentro nascoste certe disuguaglianze, o naturali ed ingenite, o necessarie ed inemendabili, e certe discrepanze e contrarietà d'interessi, di facoltà e di uffici, le quali niun mezzo, niun ritrovato, niuna forma d'istituzioni vale a rimovere compiutamente. Però, chi ben guarda negli spedienti e ne' partiti proposti, e medita i sistemi ambiziosi che i socialisti architettano a lor talento, scorgeli tutti offesi da un peccato medesimo; imperocchè tutti effettivamente rivolgonsi in un perpetuo paralogismo, come la ruota d'Issione. Vuoi tu scemare al possibile l'indigenza? noi siamo nel tuo desiderio. Ma se la vuoi sbarbicare affatto e per sempre, credi che senza arricchire l'universale diverrai povero tu. E se ben poni l'occhio alle tue vestimenta, alle supelletili di tua casa, a quelle minute opere che altri adempiono in tuo sostentamento e servigio ogni dì, affinechè tu possa vacare alli studj tuoi razionali: e se quindi fai ragguaglio di tutto ciò con l'intera famiglia umana, e consideri l'immenso apparecchio di ordigni e manifatture, e il cumulo e la varietà infinita di materiali opere che occorre alla civiltà per sussistere, crescere e perfezionarsi, tu verrai nella nostra sentenza: la quale afferma che la porzione massima del genere umano nasce destinata alle meccaniche faccende, le quali d'altra parte senza fatica e travaglio grave e incessante non si compiscono, e però bisogna cotidianamente agli uomini il pungolo acuto ed amaro della povertà. Che se presumi, o socialista, di possedere l'arte di far soave e desideratissimo ogni lavoro il più ingrato e il più schifo, mediante certi compensi e armonie che dici avere scoperte nell'uomo e nella natura; io affermo assai risolutamente, che tu contempli un'altra natura ed un altro pianeta che questo dove abitiamo.
Io veggio bene che tali ubbie fra i nostri dotti non allignano e non recan pericolo. Ad esse fa ostacolo insuperabile una delle più comuni e più profittevoli doti che la natura à fornito alle menti italiane; l'ingegno pratico, io voglio dire, e lo squisito buon senso. Nè tampoco sono pericolose e attrattive per al presente all'infimo popolo. Conciossiachè le nostre plebi, la più parte, sono campagnole, e vivono frugali e modeste e così semplici nelle lor voglie e ne' loro costumi e pensieri, come la circostante natura, il cui nudo e schietto sembiante guardano e ammirano a tutte l'ore. Oltre di che, la religione vive ancora e trionfa con pura fede nelle moltitudini nostre; e per virtù di lei tollera ciascheduno que' gravissimi mali che crede dovere infallantemente venir riparati in un mondo migliore; e con serena e tranquilla pace di spirito non domanda insino a qui a Dio e agli uomini altra cosa, in compenso del tanto sudore, salvo che uno scarso e rozzo pane cotidiano.
Ma, signori, al dirimpetto dell'estremo di cui vi parlo, ne sorge un altro non meno pernicioso, e consiste nell'incuria e nella dimenticanza del vasto subbietto intorno al quale vi sto intrattenendo. Alcuni se ne spaurano a modo, che via il cacciano dalla mente come cosa nefaria e da porsi in tacere per tutti i tempi. Alcuni invece lo sprezzano e lo deridono, e forse ciò fanno per cortezza d'ingegno e di scienza; altri viene nel medesimo effetto per secreto movimento d'egoismo e d'orgoglio, trattandosi della gente minuta, alla quale non appartiene e che desidera tener soggetta. Altri spera o finge che non badando alle questioni appellate sociali, si torrà loro importanza e rinomo, e stancandosi gli uomini di ragionarne, elle andranno in dileguo. Ma questo guanciale dell'incredulità e dell'accidia mai non à dato un buon dormire e un buon riposare a nessuno, e non si cambiano per esso le condizioni peculiari del secolo. Certissimamente, le questioni dette sociali sono il vero e proprio qualitativo della età in che c'imbattemmo a vivere; e non è lecito a un popolo da lunga mano educato e civile, e similmente a un governo provvido e illuminato, il non curarle quanto è mestieri. Debbe anzi egli cercarne per tempo e con diligenza la parte sincera e operabile, affine appunto di resistere e di combattere con pieno e facil successo ai copiosi e funesti errori che quelle accompagnano. Nè del presente ei si conviene tanto fidarsi da chiuder gli occhi sull'avvenire, forse poco discosto. In niuna parte d'Europa s'alza oggi un incendio che non mandi per tutto le sue faville: e se le materie, per gran ventura, non son qui disposte a contrarre l'ardore, teniamo bene in memoria potere l'esempio, le occasioni, le rivolture, la male usata libertà e gli errori nostri mutarle; e puossi replicatamente diffondere un seme, che in sino a quest'ora o non cadde sul nostro suolo, o vi rimase infecondo. Sopratutto, convien ricordare che quanto succede di là dall'Alpi non è solo da tribuirsi a cagioni locali ed accidentarie, ma sì a parecchie universali e durevoli, di cui vi prego di fare attenta considerazione.
La storia antica, e segnatamente quella di Grecia e di Roma, appena ci à tramandato il nome degl'infimi lavoranti e della più umile plebe, e fatto conoscere alla nostra curiosità che in quell'era vivessero poveri, e come fossero sovvenuti. Del qual silenzio voi ben sapete la cagione. I veri derelitti allora e indigenti erano i servi, cioè gregge umana e non cittadini, cose utili e non persone, enti animati, incapaci di possedere del proprio nemmanco sè stessi e la luce che loro mandava il sole. Ma il cristianesimo à, la Dio mercè, rivendicato per sempre i titoli augusti e inviolabili di tutta l'umana famiglia. E posto ancora, che il proletario de' nostri tempi viva altrettanto o più disagiato dello schiavo greco e romano, la qual cosa in generale non reputo vera; ciò nonostante egli occupa oggi con sicurezza e gode a suo senno un tesoro eccelso ed inestimabile nel conoscere e praticare la dignità della propria natura, obbedire ed assoggettarsi per patto e secondo equità, e trovarsi con gli altri uomini in comunanza perfetta di diritti e di doveri. Ma, come agli altri ordini di cittadini bastava per affrancarsi compitamente e abilitarsi ad ogni vantaggio l'estinzione dei privilegi e l'uso della libertà e dell'uguaglianza civile e politica, comincia il proletario a discernere che ciò a lui non è sufficiente, bisognandogli una tutela assai più stretta e più soccorrevole, e desiderando ch'ella riceva a' dì nostri alcuna forma legislativa e giuridica, nè sia scontata o con qualche specie di servitudine e d'umiliazione, o col ritorno dei vecchi mali sott'altro colore e denominazione. Esce da ciò, come vedete, una condizione non men generale che nuova di tempi e costumi; e la lor ragione è riposta così nella progressiva emancipazione delle classi, e nel perfezionarsi a grado a grado i concetti e la pratica della universale equità e del comune diritto, come eziandio nell'efficacia secreta e incessante delle dottrine evangeliche, dentro le quali stanno veracemente inseriti e racchiusi tutti questi germi benefici di ugualità e di fraterna tutela a rispetto dell'infima plebe.
Ma, signori, cotali germi divini sono dalla provvidenza medesima consegnati alla nostra ragione, perchè gl'illumini e li fecondi. Fu il medio evo caldissimo tutto di carità verso i poveri; ma le tenebre della mente annullavano quasi l'effetto di tanto ardore. A noi s'appartiene col senno civile odierno di riparare l'esorbitanze e gli errori delle vecchie età; e s'ingannerebbero forte coloro i quali stimassero che la meditazione, l'uso e l'esperimento non abbiano altresì da cotesto lato raggiunta a' dì nostri molta perfezione di scienza, nè discoperti di mano in mano e insegnati parecchi progressi sostanzialissimi.
Distinguiamo (giova ripetere) la porzione fantastica e ne' fondamenti suoi mal ferma e cadevole delle teoriche odierne sociali, da quella che pur vi rimane salda, positiva e operabile. Tra i mali veri e presenti del popol minuto, e l'ultimo e inaccessibile punto di agiatezza e prosperità che accennano i socialisti, intervengono moltissimi termini e quasichè innumerevoli, ciascuno de' quali segna od una privazione cessata, od una miglioranza speciale ottenuta; quando un qualche incremento di ben essere materiale, e quando alcun progresso comune d'istruzione e d'educazione. E a questi termini intermedj (notabile cosa) mai non vedesi una piena impossibilità di aggiungerne altri ed altri. Tale, o Colleghi, è l'arringo alle presenti generazioni dischiuso: questo il campo della scienza moderna che tutti con isquisita cura e massima diligenza dobbiam coltivare.
Così e non altramente il Ministero avverte e considera i fatti e le dottrine che riferisconsi alle questioni dette sociali. E per iniziare intorno ad esse l'attuazione graduale di quelle massime e di que' propositi che sembrano a lui non che salutari e degni oltremodo del vostro suffragio, ma praticabili in sin da ora, ed ottenibili in qualche porzione, egli avvisò di proporre ai Consigli, come farà per l'appunto tra pochi giorni, tal disegno di legge, per cui venga costituito fra noi fermamente e con estese prerogative uno speciale Ministero inteso alla beneficenza pubblica e alla educazione del popol minuto. Datemi licenza, onorandi Colleghi, di porre in vostra notizia e considerazione la circolare che il Governo à inviata, in ordine a ciò, a' suoi primi ufficiali.
«Carattere principale del nostro secolo, e titolo vero e degno da lui posseduto alla lode e conoscenza dei posteri, si è la sollecitudine grande e sinceramente caritativa che mostra inverso il popol minuto, nel quale pur troppo s'accoglie la più numerosa e più sfortunata porzione del genere umano. Fervono da per tutto gli studj e le scienze denominate sociali, e ad ogni provida e illuminata amministrazione appartiene l'ufficio d'indurre da quelli ciò che vi si aduna di vero e di praticabile, e per nulla non contradice ai principj eterni e moderatori della famiglia, della proprietà e della libertà umana.
»Il Governo, persuasissimo della gravità e importanza suprema di tal subbietto, à deliberato di proporre ai Consigli legislativi la istituzione d'un Ministero nuovo speciale, con titolo di Ministero della beneficenza publica. A questo spetterà in modo particolare e proprio, la cura gelosa e il carico difficilissimo di emendare e migliorare lo stato delle moltitudini più bisognose, scemarne le privazioni e i disagi, combattere da ogni banda le cagioni dell'indigenza, estirpare l'accatteria, stenebrare le menti, correggere gli animi e incivilirli.
»Per dare un buon fondamento a siffatta impresa, egli è grandemente mestieri che al Governo sieno fatte avere notizie ordinate e ragguagli minuti ed esatti circa le opere e gl'istituti di pubblica beneficenza, quanti e quali sussistono insino al dì d'oggi in ogni provincia dello Stato, e sotto qualunque giurisdizione e denominazione.