[129]. Menander, Fragmenta, p. 100, v. 514, ed. Didot.

[130]. Id., p. 100, v. 538, ed. cit.

[131]. Philem., Fragmenta, p. 120, v. 15, ed. Didot.

[132]. Id., p. 98, v. 436.

[133]. Philem, loc. cit.; Menander, p. 98, v. 455.

[134]. Vv. 535 sgg.

[135]. Ciccotti, op. cit., 91. È possibile segnare in cifre esatte questo processo di concentrazione della ricchezza, che forse non fu continuo, ma fu certo costante nel suo generale indirizzo? Pur troppo, non è possibile, dati i numerosi elementi congetturali su cui dovremmo fondarci. In ogni modo, per Atene, troviamo che, sur una popolazione cittadina all’incirca costante, i cittadini appartenenti alle classi agiate, che parrebbero in numero di 12-13000 ai primi del V secolo e di 15-16000 in sulla fine del medesimo, discesero, durante il IV secolo, con replicate oscillazioni, ad 8000-9000 (cfr. J. Beloch, Bevölkerung, pp. 71-74 e prec.). Identico fenomeno, ossia di riduzione progressiva della classe agiata, si può constatare nelle varie contrade del Peloponneso, attraverso i secoli V-IV; cfr. E. Cavaignac, La population du Péloponnèse aux Ve et IVe siècles, in Klio, 1912, pp. 279-80 e prec.

[136]. Polit., 1, 2 (3), 5.

[137]. Brants, De la condit. du travailleur libre dans l’industrie athénienne (in Revue de l’instr. publique en Belgique, 1883, 26, p. 113).

[138]. A. Mauri, op. cit., pp. 75 sgg.; Guiraud, La main d’oeuvre ecc., pp. 183-85; Francotte, op. cit., I, 309-19; Gigli, Delle mercedi nell’antichità (in Atti d. R. Accad. dei Lincei, 1896), pp. 21 sgg.; Glotz, op. cit., 337 sgg.