[139]. Mauri, loc. cit.; Guiraud, op. cit., 185 sgg.; Francotte, op. cit., 1, 315 sgg.; 326; Gigli, loc. cit. È bene notare che parecchi dati concernenti i salari dei liberi provengono da menzioni di lavori pubblici, come tali, meglio rimunerati.

[140]. Lucian., Timon, 12; Aristoph., Ecclesiaz., vv. 307-10.

[141]. Demostene, XLII (In Phaen.), 22 avverte che L. 525 annue (reddito di circa 4500 lire al 12%) sono affatto insufficienti (οὐσίαν ἀφ’ ἦς ζῆν οὐ ῥάδιόν ἐστι) al mantenimento di un solo individuo, come, viceversa, dice sufficienti all’alimento proprio, durante la sua fanciullezza, e a quello della sorella minorenne e della madre, L. 700 annue (XXVII, In Aphob., I, 36). Sufficiente per un solo adulto è d’altro canto dichiarato da Iseo un reddito di circa L. 850 annue (= L. 7000 al 12%) (XI, De Hagniae heredit., 44; cfr. 40 e 49), come, nel secolo precedente, con opposto intento causidico, Lisia (XXXII, In Diogit., 28) aveva detto abbondanti 1000 lire annue, ossia poco meno di L. 3 al giorno, pel mantenimento di tre fanciulli, un pedagogo e una domestica. Facendo ora la dovuta tara alla probabile tendenziosità dei tre oratori, lo strettamente necessario al mantenimento di non più di due adulti è rappresentato dalla grossolana media di L. 900, per il IV secolo, e di L. 750 per il V. Che queste nostre presunzioni siano conformi al vero lo prova l’analogia dello stipendio annuo fornito dall’assemblea popolare di Teo a parecchi pubblici professionisti, i quali, per la natura delle loro occupazioni, sottostavano meno degli operai manuali agli effetti della concorrenza servile. Ce ne informa un’iscrizione, edita in forma completa dal Foucart (Inscriptions de Teos, in B. C. H., IV, 1880), e riferibile alla prima metà del secolo III a. C. Da essa noi apprendiamo che un maestro elementare veniva pagato con 500 o 600 lire annue (ll. 10-13); un maestro di ginnastica, con 500 lire (l. 14); un maestro di musica, con L. 700 (l. 16); un maestro di scherma, con 300 (l. 26); un maestro di tiro d’arco, con 250 (ll. 25-26); così come, ad Eleusi, nel IV secolo, un architetto veniva pagato con L. 750 annue circa (I. G., II, 1, add. 834, l. 60; B. C. H., VI, p. 83; VIII, 213). Ma quando si pensa che nè essi erano tenuti ad un lavoro annuo (i due ultimi, anzi, erano obbligati ad insegnare solo per pochi mesi) e che il loro impiego non esauriva tutto il tempo disponibile di una giornata, non si può non avvertire quanto insufficienti al paragone fossero le tenui mercedi degli operai, costretti ad un ininterrotto lavoro quotidiano.

Ma se noi possiamo stare soddisfatti a ragguagliare, pei secoli V e IV, rispettivamente, a 750 e a 900 franchi annui, lo stretto necessario di due adulti, di parecchio superiore (per lo meno di 1⁄3) doveva essere quello di una famigliuola di 4 persone, due adulti e due fanciulli, che non può considerarsi come eccessivamente numerosa nella consueta prolificità delle classi proletarie. Le nostre cifre rappresentano quindi, in sostanza dei dati inferiori al minimo necessario alla vita. Inoltre il salario degli operai, tormentati dalla concorrenza dei liberi e dei servi e dalle frequenti interruzioni del lavoro, non aveva alcuna stabilità. Taluni moderni (il Francotte ad esempio, op. cit., I, 327 sgg.) hanno preferito valutare il valore reale del salario, fondandosi su calcoli complicatissimi e impossibili, talora evidentemente sbagliati, del costo dei varî elementi della vita, e sono pervenuti a conclusioni diverse dalle nostre, ma non certo altrettanto probabili.

[142]. Gigli, op. cit., 30 sgg.

[143]. Id., op. cit., 51; Jevons, Work and wages in Athen (in Journal of hell. studies, 15 (1895), pp. 243 sgg.).

[144]. Francotte, op. cit., I, 319: «Il montre que la force de production de l’esclave n’est pas en dessous de celle de l’homme libre....».

[145]. Olmsted, op. cit., pp. 514-15.

[146]. J. Beloch, op. cit., 504-5. Cfr. Büchsenschütz, Besitz und Erwerb, pp. 207-8; e Roscher, op. cit., 40.

[147]. Arist., Polit., 2, 3, 6-7; 4, 3; 7, 4; 7, 14, 6; 10; Plat., Leges, 8, p. 836 b; Xen., Lacaed. Resp., 2, 12-13; Heracl. Pont., fr. 3, 6, in F. H. G., II, 211-12, ed. Müller. Cfr. Malthus, Saggio sulla teoria della popolazione (tr. it., in Biblioteca dell’Economista, Serie 2ª, voll. XI-XII, pp. 103 sgg.).