[245]. Cfr. Fustel de Coulanges, Lacedaem. Respubl. (in op. cit.), pp. 889-890 e fonti ivi citate.

[246]. Plut., Alcib., I, 18.

[247]. Cfr. Arist., Polit., 2, 6 (9), 10.

[248]. Si tratta di cifra approssimativa, ma non fantastica. Taluno (ad es. Beloch, Die Bevölkerung etc., p. 141), ha ritenuto che essa provenga da una leggenda originatasi nel III secolo a. C., nell’età delle riforme di Agide e di Cleomene. Ma Plutarco (Lyc., 8, 3-4) ricorda due altre tradizioni, che enumerano 4500 e 6000 Spartani; Aristotele (Polit., II, 6, 12) ne enumera, per lo stesso periodo di tempo, 10.000, ed Erodoto (7, 234, 3), 8000. Ora nè Aristotele, nè Erodoto appartengono al III secolo a. C., nè gli eventi di questa età altra cifra avrebbero potuto suggerire all’infuori di 4500.

[249]. Beloch, op. cit., p. 138; E. Cavaignac, La population du Péloponnèse aux V e IV siècles (in Klio, 1912, p. 271).

[250]. Aristot., Polit., 2, 6, 11.

[251]. Plut., Agis, 5, 4; Lyc., 8, 2. Il Beloch ha interpretato trattarsi di soli 100 grandi proprietari. Gli altri sarebbero stati dei piccoli proprietari; cfr. Bevölkerung, 142; Gr. Gesch., III, 1, p. 327. Tale interpretazione, che contradice in modo categorico al testo di Plutarco, non ci sembra necessaria: le antiche limitazioni all’esercizio dei diritti politici dei non proprietari potevano ora essere andate in disuso, come in disuso erano andate le antiche mense comuni.

[252]. Plut., Agis, 8.

[253]. Plut., Cleom., 11, 2.

[254]. Plut., Cleom., 23, 1.