[465]. I. G., II, 1 (=C. I. A., II), 332, ll. 7 sgg.

[466]. Suida, Philem., p. 600, ed. Bernhardy.

[467]. Niebuhr, Kleine historische und philologische Schriften, Bonn., 1878, I, p. 463. Cfr. Droysen, op. cit. III, 219 sgg.

[468]. Pol., 18, 29, 4 sgg.; Plut., T. Flamininus, 10, 4 sgg.; App., Macaed., 7, 2; Liv., 33, 32-33.

APPENDICE AL CAPITOLO II. Il tributo degli Iloti spartani.

Quali erano gli obblighi tributari degli infelici Iloti della Messenia e della Laconia verso gli Spartani, loro signori? Il passo più comunemente citato in proposito è quello di Plutarco (Lyc., 8, 4), nel quale si dice che, nella originaria distribuzione compiuta da Licurgo, del territorio della Laconia, «il lotto di terra di ciascuno Spartano era tanto esteso da consentire il raccolto di 70 medimni di orzo per capofamiglia; di 12 medimni per la sua donna e di una proporzionale quantità di liquidi e di frutta». Com’è chiaro dalla dizione, il passo non indica il contributo degli Iloti, ma specifica il prodotto medio di ciascuno dei lotti spartani in Laconia nell’età di Licurgo. In conseguenza è assai dubbio che se ne possa indurre alcuna conclusione per gli obblighi degli Iloti verso gli Spartani dominatori.

Altri due passi, non meno frequentemente citati, sono quelli di Plutarco: Inst. lac., 41; Lyc., 24, 3, nei quali il biografo antico informa che gli Iloti corrispondevano «un tributo (apophorà), determinato», ossia «fisso sin dalle origini, e che era cosa empia esigere di più». Da questi due passi si è voluto ricavare che gli Iloti versassero ogni anno ai loro signori una quantità numericamente fissa e immutata di misure di cereali o d’altri prodotti, ossia, per ispiegarci più chiaramente, un certo numero fisso di ettolitri o di litri di solidi e di liquidi. Ma anche questi due passi non impongono una così precisa conclusione. Essi autorizzano solo a concludere che la prestazione o il tributo degli Iloti — quali che ne fossero la natura o la forma —, ossia il loro obbligo contrattuale verso gli Spartani, era stato fissato fin dal principio ed era immutabile.

Bisogna dunque, per maggior luce, ricorrere ad altre testimonianze. Le quali infatti esistono, e ci avvertono che i passi di Plutarco non vanno intesi secondo l’interpretazione consueta. Ce ne avverte anzi tutto la testimonianza, di un contemporaneo della seconda guerra messenica, ossia di un personaggio del tempo remotissimo, a cui Plutarco si riferiva — il poeta Tirteo —, il quale parlando dei Messeni, ridotti, dopo la prima conquista, alla condizione di semiliberi o, piuttosto, di liberi privi dei diritti politici[469], li descrive:

Sotto gran pesi rotti sì come asini

Dalla necessità lacrimosa ai padroni costretti