[441]. Id., 8, 4, 11.

[442]. Loc. cit.

[443]. Id., 8, 8, 1-2. Per quel che riguarda Mantinea, si è creduto di poter smentire questo passo con gli altri di Pausania, 8, 9, 3; 46, 1. Non si è badato che Strabone, dopo avere enumerato i luoghi più celebri dell’Arcadia, aggiunge testualmente: «o più non esistono o ne rimane appena qualche traccia»: nulla di diverso di quanto è lecito indurre da Pausania. Il fatto, poi, che di talune di codeste città, da Strabone considerate distrutte, si abbia più tardi notizia (cfr. E. Kuhn, Die städtische u. bürgerliche Verassung d. rom. Reichs ecc., Leipzig, 1865, II, pp. 76 sgg.) è di assai scarso peso. Sopravvisse talora il nome del luogo, ma non l’importanza della città; talora la denominazione venne spostata da luogo a luogo; tal’altra, infine, la cittadina distrutta e scomparsa fu, più tardi, ricostruita e riabilitata.

[444]. Strab., 10, 1, 10.

[445]. Id., 10, 4, 9.

[446]. Id., 10, 5, 3.

[447]. Id., 14, 1, 9.

[448]. Id., 14, 1, 35-37. Di Chio: «Un giorno i Chii furono una grande potenza navale e aspirarono all’impero dei mari»; di Clazomene: «Dopo Ipocremno è Chitrio, ove un tempo fu Clazomene....»; di Smirne: «Dolabella.... distrusse gran parte della città....».

[449]. Id., 14, 1, 7.

[450]. Id., 13, 1, 19; 23, 2, 4.