[611]. Negri, o. c. 344 sgg.
[612]. Plat. Protag. 15.
[613]. Sui criteri pedagogici, informatori delle scuole di retorica, cfr. Boissier, Fin du paganisme I, 218 sgg. e le acute osservazioni, di cui è cosparso uno scritto, che gli storici di solito non leggono, Sorel, La ruine du monde antique, Paris, 1901, pp. 69 sgg.
[614]. Per le scuole famose di Port-Royal, cfr. Carré, Les pédagogues de Port-Royal, Paris, 1887, pp. XVII-XVIII; 60-61; 61, nn. 1 e 2; 272 sgg.
[615]. Si potrebbe dire di più: il passo dell’editto di Giuliano (Ep. 42 c.), che richiedeva che i maestri non nudrissero opinioni contrarie a quelle da loro professate in pubblico (μὴ μαχόμενα τοῖς δηποσίᾳ τὰἐν τῇ ψυχῇ φέρεν δοξάσματα) è stato con cecità partigiana, anche dai migliori (cfr. Allard, o. c. II, 357), interpretato come recante l’imposizione di una conformità di vedute tra i maestri e l’opinione pubblica. Tale interpretazione, se stenta ad accordarsi con la grammatica, termina certamente per attribuire a Giuliano il più illogico e il più sbagliato dei ragionamenti.
[616]. Negri, o. c. 344 sgg.
[617]. Cfr. i Cap. VIII e IX del pres. scritto.
[618]. Socrat. H. E. 3, 16.
[619]. È stato da più di un moderno ricordato che, anche ai nostri giorni, degli ecclesiastici hanno chiesto il bando degli autori classici dalle scuole (Boissier, o. c. I, 353). Ma essi non hanno rilevata la singolare, ma non istrana, coincidenza, per cui le scuole cattoliche, che sono tutte confessionali, e il cui grande pregio è di inculcare una fede, e di farne il fuoco centrale ispiratore dell’educazione e dell’insegnamento, ripetono, con le opportune, o necessarie, mutazioni di mezzi e di fini, la loro natura dal criterio fondamentale dell’editto di Giuliano.
[620]. De Broglie, o. c. IV, 213.