Alessandro Severo si dimostra invece di opinione affatto contraria, ed egli innalza quelle due discipline alla dignità di scienza e agli onori dell’insegnamento. Agirono in lui due diversi moventi: la sua coltura intellettuale, non che lo spirito del secolo, tutto dedito a questioni trascendenti la materia; ma dovette ugualmente influirvi la preoccupazione di avere un’aruspicina e un’astrologia controllate e disciplinate dallo Stato e di potere riserbare a questo il monopolio di tutti i loro pericolosi segreti[476]. Gli aruspici, gli astrologi e le rispettive scienze costituivano una perenne minaccia, politica e dinastica, un eccitamento a sedizioni e a congiure[477]. Come sarebbe stato opportuno creare un’aruspicina e un’astrologia ufficiale, con cattedre e docenti propri agli stipendi e alla dipendenza del principe! Era stato il sogno segreto, dormiente in fondo alla contradittoria politica astrologica degli imperatori. E questo, insieme con la grande voga di quelle discipline, e con la grande richiesta di quella speciale coltura, di che era prova vivente la persona del principe, sospinse, nel III. secolo di C., il governo romano alla sua rivoluzionaria innovazione.

Non meno significativa è la istituzione di scuole di Stato per la medicina e per l’architettura.

Fino a quel giorno, l’esercizio dell’una e dell’altra disciplina era stata prerogativa degli stranieri, e, precisamente, dei Greci e degli Orientali[478]. In questo momento, invece, lo Stato fonda apposite scuole, cui convengono insieme schiavi, liberti, clienti, liberi di ogni paese, ma, naturalmente, in modo speciale, di Roma e d’Italia.

Tutta la riforma poi è d’ispirazione greca. Alessandria era uno dei centri di studii di medicina e di matematica più famosi dell’antichità, e lo Stato ne favoriva e sovvenzionava le scuole; Atene aveva cattedre semiufficiali di medicina, di astronomia e di astrologia; Efeso aveva medici stipendiati da un Museo cittadino, e tutte in genere le numerose scuole di medicina, esistenti nelle province orientali, facevano parte di più larghi istituti di cultura, mantenuti dai Comuni o dallo Stato[479]. Onde è evidente come siano stati questi i paesi, da cui Alessandro Severo, il più ellenizzante dei principi romani, abbia tratto l’esempio ed i suoi modelli.

Alessandro però non dovette porre gli insegnamenti, per cui istituiva nuove cattedre, alla pari con gli altri, più antichi, delle tradizionali arti liberali romani. E di tale distinzione si trova, a mio avviso, conferma nella erezione in Roma di nuovi locali scolastici[480]. Noi conoscevamo soltanto l’Athenaeum, sede dell’insegnamento della retorica, del diritto, della filosofia; adesso invece si erigono nuovi auditoria, e questi, naturalmente, sono la sede delle scuole, nelle quali cominciano a impartirsi le nuove discipline.

Ma la più importante tra le riforme scolastiche di Alessandro Severo fu quella, tutta pervasa di spirito moderno, che riguardò la fondazione di un certo numero di borse di studio, da corrispondere in natura (annonae) ai discepoli poveri di qualsiasi disciplina, purchè di nascita libera[481]: innovazione, la quale veniva a favorire il diffondersi della coltura media e superiore (cui si concedeva per ciò un beneficio, fin allora riservato alla istruzione primaria) e che era segno preciso della grande importanza, che il suo possesso aveva per le menti dei contemporanei, nonchè del grande interessamento del principe a suo riguardo.

V.

Uno solo dei mezzi, con cui gli imperatori del II. secolo avevano promosso le sorti della pubblica istruzione, rimase talora gravemente negletto dai principi, che loro immediatamente succedettero nell’età, di cui, in questo capitolo, ci occupiamo. Intendo accennare alle fondazioni alimentari. Commodo infatti trascurò per ben nove anni di destinarvi la rendita che vi spettava, e il successore, ritenendo impossibile, od oneroso, mettersi in pari, interruppe senz’altro quella liberalità[482]. L’istituto viene ristabilito, e con generosa larghezza, da Didio Giuliano[483]. Ma, ecco, subito dopo, Settimio Severo e Caracalla sottoporre i lasciti privati per istituzioni alimentari al diffalco della legittima agli eredi[484], e le iscrizioni continuare, ancor sotto Eliogabalo, a menzionare rarissimamente funzionarii con uffici connessi all’istituto degli alimenta. Solo con Alessandro Severo, questi ripigliano l’antico vigore. Vengono fondati nuovi ordini di puellae e di pueri alimentarii;[485] vengono richiamate in vigore le migliori disposizioni dell’età di Adriano e dei primi Antonini,[486] e le epigrafi tornano, come per incanto, a ripopolarsi di accenni relativi a quel genere di fondazioni[487].

Ma la morte di Alessandro Severo segna, come è noto, un ritorno all’anarchia politico-militare, che aveva caratterizzato i trent’anni immediatamente precedenti al governo dei Severi. All’anarchia interna si aggiungono anzi le pericolose aggressioni barbariche. Tale crisi si prolunga sino all’ultimo quarto del secolo III., sino all’avvento di Diocleziano. Fino a quel giorno, l’attività politica dell’impero non può, salvo rari momenti, che rivolgersi ad imprese di guerra, e le opere della pace e l’istruzione pubblica esulano dalle preoccupazioni dei governi, successivamente e rapidissimamente alternantisi.

Noi non abbiamo nessun elemento per pensare all’abbandono o alla soppressione di qualcuno degli istituti e delle riforme scolastiche dei due ultimi secoli; ma abbiamo motivo di sospettare che gravi danni derivassero indirettamente dal nuovo stato di cose[488], e che poco di nuovo, o di utile, la politica dei nuovi imperatori abbia aggiunto all’edifizio del passato.