E di questi sparsi frammenti dell’opera loro, che richiamano in modo speciale alle glorie passate, noi dobbiamo segnalarne uno, che, quantunque isolato, è di importanza veramente eccezionale. Noi troviamo registrato da un cronista bizantino come l’imperatore Probo, il quale regnò tra il 276 e il 282, ordinasse, con un editto imperiale, le già fiorenti scuole di Antiochia.
Questa città era allora uno dei principali centri di studio dell’Oriente ellenizzato, e contava numerosi docenti di lingua e letteratura greca, di eloquenza, di filosofia e di diritto[489]. Ma tali scuole non erano mantenute dalla città, e le condizioni economiche dei maestri ne erano assai tristi[490]. L’imperatore Probo volle che della spesa necessaria all’istruzione media e superiore, fin allora impartita, si incaricasse la città, e che questa fornisse degli stipendi in natura ai maestri, nonchè un’istruzione gratuita agli scolari[491]. Fissò anch’egli la misura di tali stipendi, come da altri imperatori vedremo praticare fra non molto? Noi non lo sappiamo, e non è forse probabile; giacchè anche più tardi udremo le lamentele dei retori contro l’insufficienza delle condizioni economiche, il che non accadde in nessuna parte dell’impero per stipendii fissati dal governo centrale. La misura, in cui questi sarebbero stati corrisposti, dovette dunque, con maggiore probabilità, essere lasciata interamente alla coscienza degli amministratori locali. Ma l’iniziativa di Probo non ha per questo un minor valore; essa prosegue la politica, a cui, nelle pagine precedenti, abbiamo accennato, e che trovammo per la prima volta documentata in sullo scorcio della metà di questo stesso secolo, politica fatta di una sempre maggiore ingerenza dello Stato nell’amministrazione dell’istruzione pubblica spettante ai comuni, e questa consuetudine noi potremo seguire, in tutte le sue fasi, negli anni di poi.
VI.
Nuove condizioni favorevoli di vita tornano a riaversi con l’età di Diocleziano e col nuovo ordinamento, che questi volle dare all’impero.
Una delle tendenze più significative del nuovo governo è il favore accordato allo studio della giurisprudenza, l’insegnamento professionale maggiormente richiesto dall’assetto politico, che ha principio appunto con Diocleziano.
I Severi avevano esentato dagli oneri pubblici i giovani, che frequentavano i corsi di diritto in Roma. Diocleziano curerà l’altro centro di studii giuridici dell’impero, la siria Berito, che solo ora vediamo venire in piena luce, e concederà che i giovani dell’Arabia, colà studenti, specie se di diritto, non ne siano distolti fino al venticinquesimo anno di età, e vengano, fino a quel tempo, esentati da ogni carico personale[492]. La quale concessione mostra quanta importanza l’imperatore assegnasse alla frequenza degli studii, da parte della gioventù, al confronto del loro obbligo verso il disimpegno dei pubblici doveri.
Ma il provvedimento più notevole, per quanto vano e fugace del governo di Diocleziano, e che — insieme con tante altre cose — riguardò anche l’istruzione pubblica, fu il suo Editto del 301, sui prezzi delle cose venali, nel quale era anche ufficialmente tassato l’onorario dei pubblici docenti[493].
Il compilatore dell’Editto distingueva le seguenti categorie di insegnanti:
1. insegnanti di ginnastica (ceromatitae);
2. pedagoghi (paedagogi);[494]