Così Augusto disciplinò in quadri ufficiali la gioventù romana, rinnovò la consuetudine dell’antica educazione fisica, creò e organizzò un’efebia italica. Egli, sulle orme del padre suo, richiamò a certa vita l’antico equestre lusus Troiae per i fanciulli[42] e i ludi sevirales per i tirones, i giovinetti dai quindici ai diciasette anni[43], che dovevano anche partecipare ad altri giuochi ginnastici, a corse di carri, a cacce di bestie feroci nel circo[44].
Così essi, ora, come ai begli anni della storia romana,[45] tornano — prima del servizio militare — a esercitarsi quotidianamente al campo di Marte, marciano, cavalcano, nuotano, lottano, s’addestrano nel maneggio delle armi, nel getto del disco, dei dardi[46]. E come gli efebi greci riconoscevano, suprema autorità, il cosmeta, così i nuovi efebi romani riconoscono, quale loro cosmeta, l’imperatore. Come, in Grecia, la vita, gli studii, gli esercizii ginnastici e militari degli efebi erano guidati dai παιδορίβαι, in Roma, i fanciulli e gli efebi hanno i loro maestri: i magistri dei lusus Troiae, i magistri iuventutis,[47] i seviri equitum. E come la gioventù di ogni città greca aveva avuto un magistrato onorario, l’ἅρχων ἐφήβων,[48] così tutta la iuventus romana ha, quale magistrato onorario, il princeps iuventutis, che di consueto è un membro della famiglia imperiale.[49]
VI.
Ma la nuova organizzazione della gioventù non doveva — dicemmo — essere solo una federazione ginnastica.
Augusto voleva animarla spiritualmente, gettarvi dentro un contenuto religioso. Augusto — è noto — fu un riformatore, anzi un restauratore, anche in religione. Augusto ricostruisce templi andati in dimenticanza, rimette sugli altari culti e riti obliati, ne introduce di nuovi, che più intimamente si legavano alla nuova vita sociale del tempo, palesando in tal guisa di volere, così, fare della religione un elemento integrante e vivo della società[50]. In primis venerare Deos! E il poeta, che così parlava, è quello stesso che meglio intuì, e propagò, i disegni di rigenerazione sociale di Augusto,[51] quello stesso, che ci diede, nel maggior poema epico latino, il più grande poema religioso della romanità[52].
Il tempio, sacro alla gioventù, del nuovo culto religioso; il tempio, in cui la religione non si insegnava; ma si viveva, si praticava, si respirava nell’aria, come nell’opera, dovevano essere le nuove associazioni giovanili. Augusto aveva ristabilito il culto delle antiche divinità latine, e i collegi giovanili municipali avranno, nel loro seno, speciali sacerdotes,[53] e si intitoleranno ad Ercole, Giove, Giunone, Diana, Marte, Minerva, all’Onore, alla Virtù, divinità, che in sè recano tutto lo spirito militare e arcaicizzante delle riforme di Augusto. «Già — aveva cantato il coro dei giovani e delle giovinette nel Carme secolare di Orazio — «già ritornano la Fede, la Pace e l’Onore e il Pudore antico e la negletta Virtù e l’Abbondanza beata col pieno corno. L’Augure Apollo» «sospinge la potenza di Roma e il Lazio felice verso un’altra età sempre migliore. Diana, che tiene l’Aventino e l’Algido, cura le preghiere dei Quindecemviri e ascolta benigna i voti dei fanciulli. Noi, esperti nel celebrare le lodi di Febo e di Diana, sentiamo che questo è il pensiero di Giove e di tutti gli Dei»[54].
La partecipazione di quei giovinetti e di quelle fanciulle a quella festa pubblica ed ufficiale, come, nel 2 a. C., all’altra per la grande ricorrenza della ricostruzione del tempio a Marte Ultore,[55] non era circostanza trascurabile; era invece un punto del programma sociale di Augusto.
Così le nuove associazioni giovanili sono eziandio — e in Roma e fuori — associazioni con carattere religioso. Esse offrono corone agli Dei, celebrano feste pubbliche, partecipano, in tutta la pompa della loro giovinezza, alle processioni religiose e ai pubblici spettacoli in onore degli Dei, protettori della patria e della vita civile. Così, nel pensiero di Augusto, la spirituale rinnovazione religiosa e la nuova educazione fisica andavano legate ad un alto intendimento morale e sociale. Così Augusto intendeva rifare lo spirito, i costumi, le tendenze delle future generazioni italiche.
L’opera del primo imperatore della casa Giulia si limitò a Roma, o si esercitò anche in altri municipii italici, per lo meno nei municipi limitrofi del Lazio, nella cui vita interna egli aveva, altre volte, esercitato un’azione diretta?
Noi non possediamo di ciò alcuna prova positiva, ma tutto induce a pensare che così sia stato, che cioè, conforme al suo piano, Augusto abbia creato, o ricreato a nuova vita, altre associazioni giovanili municipali. Dati i suoi scopi di rinnovamento fisico, militare e morale dell’Italia; data la natura delle molteplici associazioni giovanili italiche del I. secolo di C., di nessuna delle quali tuttavia riesce possibile rintracciare la precisa cronologia dell’origine, noi sentiamo che egli non poteva (e non dovette!) limitarsi a influire sull’aristocrazia romana,[56] come a questa, del resto, non si limitarono, animati da assai più tepidi spiriti, i successori. Per tal guisa l’organizzazione ed i nuovi compiti assegnati alla gioventù italica furono la grande scuola nazionale suscitata da Augusto, da germi forse esistenti, con le aggiunte e le correzioni, che suggerivano al suo pensiero l’esempio di altri paesi o le esigenze della vita nuova circostante. E i primi gloriosi secoli della storia militare dell’impero romano saranno una delle maggiori fra le sue benemerenze.