Per tutto ciò, al pari di Bacone, questo grande italiano del sec. XIII venne (per fortuna, dopo morto) condannato quale eretico, onde il suo cadavere fu disseppellito, e le sue ceneri vennero sparse al vento. Contemporaneo di Dante e di Pietro d’Abano, è un altro «fisico», un personaggio, la cui memoria rimane, nella storia della nostra letteratura, popolare per la sua qualità di detrattore della Divina Commedia e di Dante stesso: Francesco Stabili (1269-1327), detto Cecco d’Ascoli, che anch’egli perì bruciato vivo, in Firenze, come eretico. Nella sua opera — al solito enciclopedica — L’Acerba noi troviamo talune cognizioni fisiche, frutto di sue proprie esperienze: un’esatta idea dell’eco (riflessione di onde sonore) e dell’arcobaleno (riflessione dei raggi solari o lunari); il concetto esatto che il tremolìo estivo delle ombre è prodotto dal riscaldamento dell’aria, che il tuono e il lampo sono due aspetti di un unico fenomeno, ecc. ecc. Ma da queste enciclopedie — come da altri elementi della scienza fisica del tempo — può trarsi un’importante conclusione generale: che nel Medio Evo (come nell’antichità) solo due sono i dominii della fisica largamente coltivati: la meccanica e l’ottica.

A proposito di ottica, il sec. XIII e l’Italia hanno il merito incomparabile di una scoperta, che beneficii infiniti doveva recare al genere umano: gli occhiali di vetro o di cristallo di rocca. Di essi Venezia divenne tosto il massimo centro di fabbricazione. E a proposito di meccanica, si conoscono ora — sono, anzi, diffusi — gli orologi a ruote e a pesi, con soneria, che già gli Arabi conoscevano, e con meccanismi atti a indicare altri fenomeni (il corso annuo del sole, le fasi della luna, ecc.), mirabili a vedere e resistentissimi.[57] Anche di questi oggetti la prima fabbricazione se ne ebbe in Italia.

La bussola viene ora notevolmente perfezionata, essendosi, in sui primi del sec. XIV, introdotta, nella fabbricazione di questo apparecchio, la sospensione del magnete in cerchi concentrici mobili (la così detta sospensione cardanica),[58] che fece la bussola veramente utile per la navigazione in alto mare.

È naturale pensare che il risveglio, economico e industriale, che si manifesta decisamente in Italia nell’età dei Comuni, e che accenna qua e là in tutta Europa dopo il sec. XII, abbia ridato vita alla chimica anche presso gli Occidentali.

Noi conosciamo grandi nomi, di alchimisti cristiani dei sec. XIII-XIV, che posseggono esattamente i processi fondamentali della chimica: Alberto Magno (1193-1280), monaco tedesco e maestro del più grande filosofo medievale S. Tomaso d’Aquino, anch’egli non ignaro di alchimia, l’universale Ruggero Bacone, il suo discepolo lo spagnolo Raimondo Lullo (1235-1315), un Pseudo-Gebar (sec. XIII), e altri minori.

In modo particolare le cognizioni e gli esperimenti, di cui ci fanno testimonianza gli scritti latini, che vanno sotto il nome di questo falso Gebar, e quelli attribuiti al Lullo, non possono, se autentici, non sorprendere i chimici moderni, che solo più tardi e con grande fatica vi sono pervenuti. Pare che il Lullo fosse fra i primi a saper ottenere l’alcool mediante distillazione; che sapesse disidratarlo mediante carbonato di potassio, che a sua volta otteneva, calcinando il cremor di tartaro. Pare che sapesse preparare parecchi estratti e olii essenziali, buon numero di composti metallici (ad es. il precipitato rosso e quello bianco) e che conoscesse l’azione dell’acido nitrico (acqua forte) e dell’acqua regia sui metalli.

Quanto poi al pseudo-Gebar, anch’egli conobbe gli acidi minerali: acido solforico, acido nitrico (acqua forte) e acqua regia.

Gli Italiani occupano un posto a parte nella scienza chimica di questo tempo. Di loro non si fanno grandi nomi; ma essi ebbero il merito grandissimo d’essere chimici valenti, anzichè pseudo-scienziati dell’alchimia. In quest’età di infatuazione superstiziosa alcuni di loro irridono alla fede degli alchimisti, che si illudevano di poter trasmutare tutti i metalli in oro, e Pietro d’Abano sentenzia esplicitamente che «non si può produrre per arte il metallo, nè trasformarlo». In compenso essi perfezionano i sistemi delle tessiture e tinture delle stoffe, eccellono nell’arte del vetro, delle false pietre preziose, dell’oreficeria, nella fabbricazione dei medicinali, e perfino della polvere pirica applicata al lanciamento dei proiettili.[59] In Firenze, nel sec. XIV, esistono fabbricanti di cannoni e di proiettili di ferro; altrove si fabbricano bombarde; e di fabbricazione italiana sono le prime armi da fuoco usate in sullo scorcio del Medio Evo. Gli Italiani stessi sono i primi a conoscere l’acquavite, l’acqua forte e l’arte di incidere, per mezzo di questa e dell’acqua regia, sui metalli.

In tutte queste cognizioni pratiche e positive di chimica, gli Italiani del tempo lasciarono anche dei trattati teorici e pratici.

D). Medicina e scienze naturali. — Le scuole mediche si fanno, nei secc. XIII-XIV, fitte e numerose. I Normanni e gli Svevi, che hanno fondato un vasto regno nell’Italia meridionale, sino a poco prima divisa in molti staterelli e soggetta a parecchi dominatori, riconoscono e incoraggiano lo Studio medico salernitano, che nel 1252 assume il titolo di Università. Non lungi v’è la Università di Napoli; più a nord, vi sono le scuole mediche di Roma, Pisa, Siena, Bologna, Padova, e, fuori d’Italia, Montpellier, Parigi e molte altre.