Gli astronomi matematici newtoniani (o, come anche si dissero, gravitazionali), fioriscono a preferenza in Francia. Fra essi, com’è naturale, troviamo nomi di sommi matematici Euler, Lagrange e il filosofo francese D’Alembert, uno dei direttori della famosa Enciclopedia del secolo XVIII, che tanto impulso doveva esercitare sulle idee della Rivoluzione. Ma il più grande di loro è Pietro Simone Laplace (1749-1827).

Il Laplace fu autore di parecchie scoperte astronomiche, che espose nella sua opera maggiore: la Meccanica celeste, ma delle quali, benchè importantissime, poichè hanno un valore particolare, non è qui il luogo di discorrere. Il suo nome, invece, è legato alla popolarissima ipotesi nebulare, destinata a spiegare l’origine e la formazione del sistema solare, ch’egli sviluppò nel suo Sistema del mondo, e a cui giunse contemporaneamente — ma indipendentemente — il sommo filosofo tedesco Emanuele Kant.

Il Laplace, notando che i pianeti e i satelliti si muovono intorno al sole nella stessa direzione, ch’è poi identica a quella dei rispettivi movimenti di rotazione; notando, inoltre, la perfetta uniformità di altri particolari di codesti movimenti, trasse la conclusione che i varii corpi del sistema solare devono avere avuta una identica origine. Ed avanzò la seguente ipotesi: che i corpi del sistema solare si siano formati per la graduale condensazione di una vasta, originaria nebulosa agitata da movimento rotatorio, la quale andò man mano scindendosi in una serie di anelli, che furono i pianeti e i satelliti.

E). Herschel. — Un posto a parte nella storia dell’astronomia del sec. XVIII va assegnato al tedesco Federico Guglielmo Herschel (1738-1822). La sua inclinazione all’astronomia fu veramente unica, ma la fortuna, ch’egli ebbe in questo campo, la dovette sopra tutto all’aver saputo costruire telescopi, per grandezza e perfezione, assai superiori a quelli fin allora in uso.

Comunque, l’importanza dell’opera sua sta in questo: nell’avere per un momento interrotto gli studî sul sistema solare, nei quali da Copernico l’astronomia si indugiava, e nell’aver rivolto deliberatamente la sua attenzione a tutto il restante infinito mondo delle stelle fisse e delle nebulose. Herschel è stato il più grande scandagliatore del cielo nell’età moderna, e in esso seppe leggere come niuno mai aveva saputo. Ma, così ricercando, egli fece del pari inaudite scoperte nel campo stesso del sistema solare: scoperse il pianeta Urano, due suoi satelliti e due nuovi satelliti di Saturno; studiò a fondo il sole, sul quale espose però una singolare strana teoria: che l’interno ne fosse freddo, scuro e solido; che questo interno solare fosse circondato da due strati gassosi, e che soltanto da quello superiore (la fotosfera), caldo e luminoso, derivassero il calore e la luce.

Con Herschel, il corso della cui vita si stende fino ai primi del sec. XIX, si chiude la trionfale storia dell’astronomia nei secc.. XVII-XVIII, con la quale l’età successiva non ha fin ora potuto certamente competere.


29. Fisica: Il sec. XVII. — Non ostante Leonardo da Vinci, fino al sec. XVII, una fisica scientifica, vera e propria, non esisteva. Si aveva una somma di scoperte e alcune grandiose concezioni, di cui la Rinascenza era debitrice all’antichità. La fisica moderna comincia invece col Galilei e col Newton: col Galilei, in quanto egli è fondatore del metodo così detto sperimentale, e in quanto con lui soltanto la fisica si organizza nelle sue grandi sezioni: meccanica, termica (calore), ottica (luce), acustica (suono), elettricità, magnetismo; col Newton e col Galilei, in quanto, per loro iniziativa, la fisica riceve l’innesto fecondo delle matematiche.

Le scoperte fisiche del sec. XVII sono più abbondanti, in una volta sola, di quelle di tutti i diciassette secoli dell’êra cristiana. Si scoprono ora le leggi della caduta dei gravi e si fonda così la meccanica; si scopre la legge della compressibilità dei gas; si inventa la macchina pneumatica; si distinguono i principali fenomeni ottici e se ne costruiscono gli strumenti relativi; si fonda una quasi esatta teoria della luce. Infine, questo secolo, nel quale la storia della fisica vanta i nomi di Galilei, Torricelli, Cartesio, Otto di Guericke, Boyle, Hoocke, Halley, Huyguens, Newton, affronta da vicino la potenza demonica della elettricità.

Il Galilei ebbe la fortuna di poter dominare da maestro parecchi dei campi della fisica. Egli scoperse le leggi della caduta dei gravi, ossia del moto dei corpi, la cui trattazione occupa i suoi Discorsi e dimostrazioni matematiche del 1578, e la parte più interessante del successivo suo famoso Dialogo sui massimi sistemi. Queste leggi, ciascuna regolarmente e criticamente sperimentata, correggevano, o rovesciavano, quelle aristoteliche, in cui l’antichità, il Medio Evo e l’età moderna si erano adagiate.