B). Problemi minori. — Il problema principe della origine delle specie ha, nei secc. XIX-XX, fatto passare in sott’ordine gli altri progressi botanici e zoologici.
Non ostante la repugnanza, con cui, verso la metà del secolo, la botanica e la zoologia descrittive erano considerate, deve dirsi che la conoscenza materiale del mondo delle piante e degli animali si è, d’allora ad oggi, accresciuta per varie ragioni: a) i viaggi di esplorazione, con iscopi scientifici, alle regioni polari, in alta montagna, sotto il livello del mare, in regioni impervie o inospitali (Africa del centro, Australasia, Oceania); b) la creazione di numerose società scientifiche con Bollettini ed Atti, i quali permettono ai naturalisti di pubblicare subito le vicendevoli ricerche, e subito prenderne conoscenza; c) i numerosissimi Musei di scienze naturali, ordinati con metodo; d) gli allevamenti scientifici, che permettono, a piante e ad animali esotici, di vivere a lungo e di riprodursi; e) la rappresentazione di piante e animali fatta con mezzi perfetti (fotografia, incisione, litografia, cromolitografia).
Per questa più approfondita conoscenza, si sono alle antiche aggiunte nuove classificazioni di animali e di piante. Pur troppo, si tratta di tentativi che non possono mai dirsi definitivi. Se a classificare i gruppi superiori noi possiamo far intervenire l’indole delle funzioni più vitali, che per essi ben conosciamo, non così avviene per i gruppi inferiori, meno conosciuti e più difficilmente conoscibili. Per questi bisogna starsi paghi in gran parte dei caratteri esteriori, formali (morfologici); e ogni nuova scoperta sposta continuamente i caratteri differenziali.
Come per ogni altra scienza, anche per la botanica e la zoologia, il concorso delle altre discipline scientifiche (fisica, chimica, geologia) è valso ad approfondirne la conoscenza. La quale è ormai così sconfinata, da aver dato luogo a numerose e vaste discipline speciali: embriogenia (che studia lo sviluppo degli organi dell’ovulo); embriologia (che studia il piccolo animale che l’uovo racchiude); fisiologia (studio del funzionamento degli organi, animali e vegetali, allo stato normale); ontogenia, la quale trae dalla embriogenia le conseguenze opportune circa l’origine prima dell’animale e le trasformazioni che ha potute subire dalle epoche antichissime; biologia, la quale studia i rapporti degli animali, tra loro, con le piante, e le leggi della loro vita;[105] paleontologia zoologica e botanica, che studia gli animali e le piante esistenti nei periodi preistorici o antichissimi; istologia (che studia i tessuti) vegetale e animale ecc. ecc.
In questo modo, e con tutti questi mezzi, la scienza moderna affronta la conquista del mistero della natura, con cui essa si batte da almeno tre millennî.
NOTE:
[1]. In senso ristretto, per scienze naturali si intendono solo zoologia, botanica, mineralogia, zoologia.
[2]. L’antico nome classico (che talora comprese anche le nostre scienze naturali, in senso ristretto) fu, così per la fisica come per la chimica, quello unico di physicà (le cose della natura sensibile). Oggi, per fisica (a differenza della chimica) intendiamo propriamente la scienza che tende a constatare e a rappresentare le modificazioni transitorie, che si manifestano nei corpi senza alterarne la natura. Tuttavia i confini tra chimica e fisica sono assai incerti e lo divengono sempre più.
[3]. S’intende per Oriente classico, principalmente, l’Egitto antico, la Assiria, la Caldea, la Palestina, la Fenicia, la Media, la Persia, l’India antica.