Lungi da noi il pensiero di designare con questo nome coloro che aspirano ad una piuttosto che ad un'altra forma di reggimento politico.
Radicale può essere tanto il monarchico quanto il repubblicano, e sì l'uno che l'altro possono esser liberali. Per noi la distinzione fra liberali e radicali sta in ciò soltanto: che il liberale vuole raggiungere i più alti ideali dell'avvenire rispettando i diritti, la libertà, la vita di ognuno; il radicale, invece, è disposto a violare ad ogni momento la libertà ed i diritti altrui, per conseguire il suo intento.
Posta così nettamente la questione, diremo subito che fra quel prototipo leggendario di inquisitore che, dinanzi a un massacro in cui cadevano egualmente vittime eretici e cattolici, avrebbe sclamato: uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi, e Barnave, il girondino, che di fronte alle prime stragi che insozzarono la rivoluzione francese, sintetizzando in una frase cinica e crudele i concetti del radicalismo, nella seduta del 23 luglio 1789, chiede ironicamente dall'alto della tribuna: Le sang qui coule est-il donc si pur? non sentiamo preferenza alcuna.
[(4)] Appartenevano del pari all'estrema sinistra intransigente del Parlamento romeno quei quattro deputati che nel 1878 escogitarono una mozione intesa ad un tempo a inorpellare l'Europa, che insisteva perchè agli Ebrei si accordasse l'eguaglianza civile, ed a rendere a questi impossibile o quasi il conseguirla. V. Marco Antonio Canini. La verità sulla questione degli Israeliti in Rumania. Roma, Barbera, 1879.
In Italia poi, uno dei rarissimi deputati che faccia pompa del suo antisemitismo, e che si diverta a parlare nelle sue corrispondenze giornalistiche di Giornali della Sinagoga e di altre simili amenità da medio evo, è quello stesso che in piena Camera dichiarò egli non conoscere un Papa Pio IX, ma soltanto un conte Giovanni Mastai Ferretti di professione Vicario di Dio! ho nominato l'on. Petruccelli della Gattina. Anche in Francia la questione semitica fu sollevata per la prima volta, in questi anni, da un articolo, perfidamente abile, intitolato: Dieu des Juifs tu l'emportes! pubblicato dal noto mangiapreti signor Francisque Sarcey, nel xix Siècle di Edmond About nel maggio o giugno 1875.
[(5)] Errerebbero a gran partito coloro che credessero il signor Rénan un amico degli Ebrei; egli, nel suo libro sull'Ecclesiaste, ne ha ultimamente schizzato un ritratto dal quale risulterebbe che essi sono oggi quello che erano or sono quattromila anni alle falde del Sinai: gli adoratori del vitello d'oro. E nei suoi Souvenirs d'enfance et de jeunesse parla degli Ebrei in guisa da meritarsi che il primo numero dello Antisémitique di Montdidier gli consacri una colonna di elogi. Ciò avvertiamo non per far colpa allo scienziato francese delle sue tendenze; ma perchè gli avversari nostri, ogni qualvolta citiamo il Rénan, non ci rinfaccino di appoggiarci all'autorità di chi ha negata la divinità di N. S. Gesù Cristo. Il Rénan potrà essere anticristiano fin che si vuole, ma non certo per filosemitismo.
[(6)] Ernest Rénan. Le Judaïsme et le Christianisme. Paris, Calmann Levy, 1883, p. 24 e 25.