[(7)] Nacque a Lisbona nel 1437; fu intendente delle finanze di Alfonso V, re di Portogallo, di Ferdinando il Cattolico, re di Castiglia, di Ferdinando il Bastardo, re di Napoli, di Alfonso II suo successore che non abbandonò quando i francesi lo cacciarono dal Regno. Abarbanello si stabilì in Italia e fu preso per arbitro in una questione commerciale fra il Re di Portogallo e la Repubblica di Venezia. Morì a Venezia nel 1508 e fu sepolto in Padova. Veggansi per maggiori notizie: Bartolocius, Bibl. Rabb.; Bayle, Dict. Crit.; Boissi, Dissert., p. 2; Schwab, Abravanel et son époque; S. Honel, Lien d'Israel, 5º anno, pag. 355 e segg.; e tutte le biografie.

[(8)] I. Bedarride. Les Juifs en France, en Italie et en Espagne. Paris, Michel Levy, 1861, p. 294. È appena necessario avvertire che, riferendo l'opinione di Abarbanello, facciamo sulle ultime parole sue le più ampie riserve. Nè S. Tommaso, nè scrittori approvati ed autorevoli, nè tanto meno la Chiesa Cattolica si espressero nel senso della liceità di ribellarsi o peggio di uccidere il tiranno, anzi la negarono recisamente.

[(9)] Merita a questo proposito di esser riferito il giudizio che uno dei più dotti Rabbini del nostro secolo, il professore S. D. Luzzatto di Padova, dava della rivoluzione francese.

Trascriviamo un brano di una sua lettera inedita del 26 dicembre 1836 inserita nel Vessillo Israelitico di Casale, ottobre 1876, p. 325.

“Nello scorso secolo gli spiriti della Francia, scatenandosi ad un tempo con un diluvio di scritti religiosi e contro i Governi assoluti e contro il Cristianesimo, produssero nelle menti quello stravolgimento, che poi si sviluppò nella funestissima rivoluzione francese, la quale pose in trambusto per tanti anni il mondo intero.”

[(10)] Vi sono taluni ingenui che si chieggono come il principe di Bismarck tolleri il risvegliarsi dell'antisemitismo in Germania. A questi ingenui osserviamo che il non cade foglia che Dio non voglia si avvera anco in politica, specialmente quando il Dio si chiama: il signor di Bismarck. Le vere dottrine di libertà sociale ed economica che furono la gloria dei quattordici primi lustri del nostro secolo non ebbero, non hanno nemico più mortale del cancelliere di ferro. E chi è nemico di libertà è nemico naturale degli Ebrei. Lo stesso Bismarck in una conversazione avuta con un diplomatico straniero, telegrafata al Morning Post nell'agosto dello scorso anno, diceva per assicurarlo delle sue intenzioni pacifiche: “La Germania non è nelle mie mani, come crede la gente. La Germania è nelle mani degli Ebrei, che hanno orrore per la guerra in causa dei loro interessi e delle signore che hanno orrore della guerra per la vita dei loro mariti e dei loro figli.” Aver orrore della guerra vuol dire esser fattori di civiltà, ma vuol dire ad un tempo esser odiati a morte dal signor di Bismarck.