[(261)] Pei dilettanti di riscontri storici segnaliamo qui un altro caso in cui gli Ebrei ebbero a soffrire per le calunnie di un figlio contro il proprio padre. Già nell'anno 66 dopo G. C., ad Antiochia, un ebreo snaturato avendo accusato il proprio padre e parecchi suoi correligionari d'aver volato appiccare il fuoco alla città durante la notte, si credette necessario alla pubblica sicurezza di uccidere gli autori di così scellerato progetto. (Basnage, Op. cit., cap. viii, vol. i, pag. 229).

[(262)] Anche di questo giudice istruttore, Bary, la succitata corrispondenza del Figaro ci fa un singolare ritratto. Eccolo: “Questo signore si siede durante il pubblico dibattimento in un punto della sala dal quale tutti i testimoni sono obbligati a passare, li intimida col gesto, collo sguardo, e siccome gode le simpatie del Presidente, gli avvocati non giunsero ancora a farlo espellere dalla sala.” Si noti che la corrispondenza da cui abbiamo tolto queste notizie è, per la sua intonazione generale, tutt'altro che favorevole agli Ebrei, che essa accusa, fra le altre cose, di possedere certaines capacités d'accaparer, contre lesquelles les paysans sont presque sans défense.

[(263)] In una epoca come la nostra, nella quale si è sempre tanto proclivi ad accusare di ogni nefanda impresa il clero cattolico, ci piace riprodurre, e far nostre, le seguenti parole con cui si chiude un opuscolo che abbiamo sott'occhi Les Juifs et la Hongrie devant l'Europe, par M. M. Morel. (Paris, s. a.): “La nostra ultima osservazione sarà per scagionare il partito cattolico ungherese da ogni partecipazione nella persecuzione contro gli Ebrei. Questa venne organizzata dai corifei di quel partito protestante che spinse l'Ungheria a diventare l'avanguardia della gran Germania sul Basso Danubio e in Oriente.”

[(264)] È bensì vero che a Prato venne pubblicato mesi addietro un libello nel quale, collo appoggio delle pretese rivelazioni di un Rabbino moldavo, convertito all'ortodossia greca, si ribadisce contro gli Ebrei la sconcia accusa. Dimostreremo a suo luogo la nessuna serietà di quell'immondo libello.

[(265)] L'opuscolo cui accenniamo ha tanto maggior importanza in quanto che l'autore vi si chiarisce tutt'altro che amico dei suoi antichi correligionari. Aloisio di Sonnenfels era figlio del primo Rabbino di Berlino e di tutto l'Elettorato di Brandeburgo ed, indirizzato dal padre al Rabbinato, avrebbe avuto agio di apprendere ogni segreto della religione ebraica, se questa avesse segreti, invece nell'opuscolo succitato egli scrive queste precise parole: “Chiamo Iddio in testimonio, in coscienza dell'anima mia, che non vi è al mondo, nè vi è stata, calunnia più nera di questa”. Il Sonnenfels adduce in questo suo opuscolo un argomento che ci piace far nostro. Egli dice: “Se gli Ebrei avessero d'uopo di sangue cristiano pei loro riti, perchè, anzichè arrischiare la vita per procurarselo, non lo comprerebbero con un po' di denaro dai flebotomi, negli ospitali, ecc.? Eppure non si è mai visto un Ebreo fare di siffatti acquisti!”