[(278)] Nella stessa seduta, l'illustre statista inglese proclamava che gli Ebrei in tutti i paesi in cui vissero si sono sempre conciliati la stima generale e la benevolenza dei loro simili mercè la loro condotta ed il loro tenor di vita.

[(279)] Le personalità ci ripugnano; ma vi sono casi nei quali lo smascherare disonesti avversari diviene un dovere. E, che l'articolaio della Civiltà Cattolica sia, letterariamente almeno, disonesto, lo prova a luce meridiana il seguente fatto. Nel quaderno del 3 marzo 1883 l'articolaio si è messo in testa di provare (risum teneatis), colla scorta delle profezie, che gli Ebrei abbiano una malattia speciale. La sua corta intelligenza non gli ha permesso di comprendere che le malattie, le piaghe che Mosè minaccia agli Ebrei (Deut. xxviii, 61. Cfr. Salmo xliv, e lxxiv) sono appunto le calunnie orribili che scrittori senza fede e senza coscienza scagliano contro di loro e le persecuzioni atroci che ne sono conseguenza, malattie e piaghe di cui però Ezechiele (xxvi, 13–15) ha anche predetto la fine. Ciò non comprendendo l'articolaio e volendo dimostrare che una malattia speciale affligge gli Ebrei, è andato a scavar fuori una dotta memoria di un medico francese, il dott. Fernando Castelain, La circoncision est-elle utile? e siccome intendeva giovarsi di questa memoria contro gli Ebrei, impudentemente e scientemente mentendo, comincia dall'affermare che il Castelain sia ebreo. Dopo di che, con quella buona fede che gli è speciale, l'autore fa dire al dott. Castelain, che vi è une maladie très repandue chez les Juifs, sciocchezza che l'autore, non ebreo ma cattolico apostolico romano, non si è mai sognato di dire, avendo egli soltanto affermato che gli Ebrei allorchè vivevano nei loro paesi (cioè venti e più secoli addietro) andavano soggetti ad una speciale malattia, prodotta dal clima, per antivenire la quale venne loro ordinata la circoncisione.

Ribadiamo quindi sul viso all'articolaio l'accusa di disonestà letteraria, e siccome egli veste un abito che non gli consente di chiedere una di quelle riparazioni che s'usano fra gentiluomini, glie ne offriamo una di altro genere, e lo preghiamo di dichiarare nella Civiltà Cattolica se la accetta, o meno. Depositi egli nelle mani dell'Eminentissimo Alimonda mille lire, diecimila ne depositeremo noi. Se il dott. Castelain è ebreo, le nostre diecimila lire andranno a beneficio di quell'Opera pia che l'articolaio designerà, se è cristiano designeremo noi l'Opera pia cui andranno le mille del reverendo articolaio. Ben inteso che nel primo caso faremo ammenda onorevole e gli chiederemo scusa di ogni nostra parola men che cortese, nel secondo ci riserbiamo il diritto di proclamarlo, sempre e dovunque, mentitore e calunniatore. Egli non accetterà però la scommessa perchè sa che provare la menzogna ci sarebbe facile, ma si trincererà dietro la pretesa sua buona fede, perchè crederà più difficile possiamo riunir prove contro di questa. Vogliamo dargli, perciò, qui, un buon consiglio. Non invochi per carità l'attenuante della buona fede; potrebbe pentirsene ed amaramente pentirsene. O taccia, o dica: ho calunniato; sarà meglio per lui.

[(280)] Op. cit., vol. iii, pag. 62, col. 1.

[(281)] Gen., ix, 4 e segg. — Lev., iii, 17; vii, 26 e 27; xvii, 12, 14; xix, 26. — Deut., xii, 16, 23–25; xv, 23. Cfr. I. Samuele, xiv, 32, 33 e 34. — Ezecchiele, xxxiii, 25. — Che questi precetti biblici fossero rigorosamente osservati dagli Ebrei ci è poi provato dagli Atti degli Apostoli, xv, 28 e 29, nè poteva essere altrimenti se ricordiamo Maimonide aver lasciato scritto non esservi vera interpretazione della Bibbia se non quella che non si allontana dal senso naturale. Anche il Medici, acerbo nemico del nome giudaico, conferma in due luoghi questa ripugnanza degli Ebrei pel sangue. A pag. 72 della più volte citata sua opera scrive: “Si astengono parimenti dal sevo di Bue, di Capra e di Agnello e da qualsivoglia sorta di sangue, e di animale. Per non mangiare il detto sangue, scannan la bestia con molte loro superstizioni . . . . . Avanti di cuocere la carne la tengono per lo spazio di un'ora nel sale acciocchè esca tutto il sangue e poscia la lavano con diligenza.” E più innanzi a pag. 82: “Circa la proibizione del sangue è necessario sapere che in molti luoghi della Scrittura Iddio l'ha proibito.”