Poichè egli ammette che il fanatismo religioso non entra per nulla nella persecuzione degli Israeliti, poichè egli ammette che gli Ebrei sono perseguitati “perchè assorbono e monopolizzano molti interessi commerciali ed industriali e sono in via di impossessarsi della maggior parte di essi” a che cosa crede egli di rimediare coi suoi matrimoni misti?
Se l'on. Borelli legge i giornali, egli vedrà che oggi il partito che aspira al sovvertimento sociale ha messo in pratica il principio della divisione del lavoro.
In quei paesi dove le maggiori ricchezze sono nelle mani dell'aristocrazia, giornalisti, indegni di questo nome, vanno racimolando nella storia tutto quanto può servire a gittar l'onta ed il discredito sugli eredi dei più grandi nomi storici; dove l'aristocrazia è povera, e perciò non odiata, e l'industria potente, sono gli industriali che si designano alle ire del popolino come sanguisughe efferate, come sfruttatori dei loro operai, ecc., ecc. Là infine dove gli Ebrei sono più ricchi è contro di essi che si eccitano le malvage passioni della plebe ignorante e fanatica.
Metta in pratica l'on. Borelli la sua panacea del matrimonio misto, vada anche anche più in là se vuole, converta tutti gli Ebrei al Cristianesimo, li copra magari della cocolla del cappuccino o li ascriva al terz'Ordine di San Francesco, e la questione muterà forse nome, ma resterà intatta.
Se tutti i membri della famiglia Rothschild si unissero in matrimonio con Cristiani, ciò non scemerebbe punto il numero degli invidiosi della loro fortuna.
E la questione sociale, come la questione semitica, è fatta di invidia.
Ora creda pure l'on. Borelli che l'invidia non si attutisce coi matrimoni misti.
Ciò che occorre, ciò che è necessario, è che i perseguitati di ieri, come i perseguitati d'oggi, come quelli di domani, tutti coloro insomma che hanno qualche cosa da perdere, si stringano in un fascio, che tutti concorrano a dissipare le calunnie che gli interessati vanno sobillando or contro una casta, or contro una Corporazione religiosa, or contro i seguaci di una credenza.
Il pericolo che minaccia gli uni, minaccia gli altri e l'Ebreo che ridesse delle persecuzioni che contro il clero cattolico si organizzarono in taluni paesi, non sarebbe meno insensato del Gesuita che plaudisse agli eccessi che i degni successori degli Unni, commettono in Ungheria.
Gli uni e gli altri riderebbero del trionfo dei loro nemici!