Ma anche senza tener conto di questo coefficiente pure importantissimo per l'adulterazione della razza, la storia delle età di mezzo ci porge non infrequenti esempi di conversioni al giudaismo.

Alla fine del iv secolo dell'èra nostra Abu-Karibba-Tabban re dell'Yemen [(40)] e nel 740 Bulan re dei Kazari [(41)] abbracciano il giudaismo.

All'epoca dell'imperatore Enrico II il cappellano di un Duca Corrado, di nome Vecelino, passò al giudaismo, locchè fece adirare al massimo grado l'imperatore, ma non produsse altro castigo che quello di una erudita confutazione [(42)].

Un caso simile sotto Lodovico il Pio è narrato da Krabano Mauro [(43)].

In Francia le conversioni al giudaismo non sono senza esempio. Parecchi cristiani lasciarono nel ix secolo la Chiesa per abbracciare il giudaismo, e fra questi si citava un diacono palatino a nome Putho [(44)], e sino ai tempi di Filippo il Bello (xiv secolo) si segnalano conversioni [(45)].

Nel 1040 un celebre rabbino di Granata, Giuseppe Halevy, è accusato di aver fatto proseliti alla fede mosaica in Ispagna e messo a morte [(46)].

Le conversioni al giudaismo erano, nel xiii secolo ancora, tanto frequenti da meritare che Nicolò IV, appena assunto al Pontificato, se ne occupasse con una lettera datata da Rieti, 5 settembre 1288; lettera che non deve aver prodotto grande effetto, se Giovanni XXII è obbligato a promulgarne una consimile il 13 agosto 1317.

Rainaldo ci assicura che nel xiv secolo molti fra i discepoli di Giovanni Viclefo abbracciarono la perfidia giudaica.

Il primo di agosto 1603 sulla Piazza Ribeiro in Lisbona venne bruciato fra Diego di Assunçao, monaco francescano, che, dopo aver abbracciato il giudaismo, andava predicando ed insegnando questo solo doversi considerare vera religione.

Ricorderò ancora quel Giovanni Mica, cristiano portoghese del xvi secolo, che, fattosi ebreo, prese il nome di Giuseppe Nassi, visse in Costantinopoli e pubblicò varie opere lodatissime [(47)].