Nel secolo scorso rimase celebre in Inghilterra la conversione di lord Giorgio Gordon [(48)].
Molti altri esempî potremmo citare [(49)]; ma crediamo che quelli da noi portati sien più che sufficienti a provare che il Giudaismo devesi considerare come una religione, non come una razza [(50)].
Come dubitare che gran parte degli Ebrei attuali non discenda da questi nuovi convertiti [(51)]? Certamente, grazie alle persecuzioni che per lunghi secoli afflissero i credenti nella legge di Mosè, non un Ebreo si trova oggi nel luogo di origine della propria famiglia.
Cacciati or di qua, or di là, essi andavano concentrandosi nei paesi, dove leggi, non più miti, ma meno crudeli permettevano loro di vivere con una sicurezza relativa; sicchè, oggi, tanto varrebbe voler cercare i veri discendenti dagli Ebrei di Palestina, per ricacciarli nella loro terra, quanto il cercare in Italia i discendenti degli antichi barbari per ricacciarli oltre Alpi.
Ma se si volesse adottare contro gli Ebrei un provvedimento qualsiasi, ispirato a questa pretesa differenza di razza, come a noi italiani non si affaccierebbe alla mente la testimonianza, già da noi invocata, di Dione Cassio e come non ci tormenterebbe il dubbio che questi pretesi stranieri, questi abborriti semiti sieno proprio figli di quei Romani convertiti al Giudaismo, di cui parla lo storico latino, tornati fra noi, dopo Dio sa quali peregrinazioni, mossi da quell'amore del paese di origine che, come un istinto, sopravvive forse in noi alla memoria?
Nè gioverà spender molte altre parole intorno a siffatta questione di razza, perchè, assurda dovunque, essa raggiunge fra noi l'apice della assurdità.
Gettiamo uno sguardo sulla storia dei secoli scorsi, e vedremo, finchè durò la potenza di Roma, accorrere fra noi stranieri d'ogni razza e d'ogni lingua, e quando i destini d'Italia mutarono sì che da donna divenne ancella, vedremo gli schiavi di ieri mutarsi in predoni, correre sulle terre nostre e devastarle. Goti, Longobardi, Normanni, Saraceni persino si impiantano fra noi, e vi spadroneggiano, e noi osiamo oggi parlare di razza!
E poi cosa è la razza di fronte al grande principio del secolo nostro, quello delle nazionalità? E caratteristica della nazionalità è la lingua, non la religione, non l'origine.
Per riconoscere nome e qualità di italiano a chi è nato in Italia da genitori italiani, a chi parla la nostra lingua, sarà forse d'uopo aprirgli le vene per riconoscere quante goccie di sangue non italiano vi corra?
Or via, l'Italia, che a buon dritto considera come fratelli i Valdesi del Piemonte, i Cimbri dei Sette Comuni [(52)], gli Slavi del Molise, gli Albanesi ed i Greci del Mezzodì, vorrà contestare nome e qualità di italiani agli Ebrei, che nei tempi di schiavitù divisero la sorte degli altri Italiani?