Anche a Mantova, nel 1824, si era preteso che gli Ebrei avessero ucciso una ragazza per usarne il sangue nei loro riti. I seguenti documenti varranno a mostrare non tanto la falsità della accusa, quanto il giudizio che di quelle accuse recavano, in tempi non certamente favorevoli agli Ebrei, l'autorità politica e l'ecclesiastica.
I. R. Delegazione di Mantova.
AVVISO.
Da alcuni giorni si è destata qualche inquietudine in questa città.
Lo smarrimento di una fanciulla, che dappoi si rinvenne, diede occasione alla malevolenza d'immaginare dei fatti i più assurdi e calunniosi in odio degli Israeliti, alcuno dei quali soffrì anche delle ingiurie ed offese personali; i colpevoli sono stati all'istante arrestati.
Qualche apparato maggiore di forza che si è trovato di spiegare in questo incontro richiamò la curiosità del popolo, il quale verso sera si affolla intorno alle pattuglie; inceppandone il movimento. Ciò diede già causa a degli inconvenienti, la repressione dei quali è tanto più importante in una fortezza.
A prevenirli quindi si ricordano le seguenti sanzioni penali:
(Omissis)
Dall'Imp. R. Delegazione Provinciale.
Mantova, 12 giugno 1824.
Il Consigliere di Governo Imp. R. Delegato Provinciale
Marchese Benzoni.
Dalla Tipografia Provinciale di L. Caranenti.
S. E. Illma e Revma Mons. Vescovo di Mantova, con lettera pastorale dello stesso giorno, plaudiva ai provvedimenti presi in questa circostanza dall'Autorità politica ed alle ragioni che li avevano inspirati.
[XIV. *]
Il predicatore di corte canonico Giovanni Emanuele Veith.
L'Illustrirtes Wiener Extrablatt recava nel suo numero 153 del 5 giugno 1882 la seguente notizia:
“Nell'anno 1840 quando gli animi erano eccitati, come lo sono adesso in Ungheria, il celebre canonico e predicatore della cattedrale di S. Stefano, dott. Emanuele Veith, che per il suo zelo religioso era tenuto in altissima considerazione dal principe Arcivescovo di Vienna, Milde, reputò necessario calmare gli animi eccitati. Ricorrendo la solennità dell'Ascensione, l'applaudito predicatore, dinanzi a migliaia di devoti cristiani pronunciò alla fine del suo discorso le seguenti notevoli parole: Voi tutti sapete, o devoti miei ascoltatori, e lo apprendano coloro che non lo sapessero, come io nascessi ebreo e per effetto della Divina Grazia divenissi cristiano, come servissi a questa mia convinzione nelle missioni cristiane, e come in ogni occasione dessi testimonianza alla verità ed obbedendo alla mia vocazione sinceramente pastorale, offrissi, per quanto sapevo ed in tutta coscienza, consolazione e speranza ai fedeli cristiani. E l'eccellente uomo, impugnato il Crocifisso, continuò con voce commossa: E così qui dinanzi a voi, ed al cospetto del mondo intero giuro in nome di Dio e della Santissima Trinità che tutti adoriamo, che la perfida bugia sparsa con perfida astuzia, che gli Ebrei nella solennità delle loro feste pasquali adoperino il sangue di un Cristiano, è sacrilega calunnia; giuro che niente di ciò si trova nè nel Vecchio Testamento nè negli scritti del Talmud che conosco profondamente ed ho attentamente studiati. Così Dio mi aiuti e mi sia indulgente nell'ultima mia ora”.
Il sig. dottor L. A. Frankl cavaliere di Hochwarth, segretario della Comunità israelitica di Vienna, per accertarsi dell'esattezza di questa notizia, si recò dal professore dottor Giovanni Veith, fratello superstite del fu canonico Veith, per ottenere da lui maggiori informazioni. In conseguenza gli venne rilasciata la seguente dichiarazione:
“A richiesta del sig. L. A. Frankl dichiaro esser vero quanto fu detto nell'Illustrirtes Extrablatt del 5 giugno e cioè che il fu mio fratello canonico Giovanni Emanuele Veith si pronunciò alla fine di una predica sull'inesattezza della fiaba che gli Ebrei adoperino pei loro riti pasquali il sangue di un fanciullo cristiano e dichiaro che mi rammento ciò essermi stato detto da mio fratello.
“Prof. Veith m. p.”