Giuntimi gli atti, feci avviare un'istruzione giudiziale, al quale scopo un giudice istruttore ed un procuratore di Stato si recarono il 12 corrente a Jülich.
Il risultato dell'istruzione assunta fu il seguente:
“Una ispezione personale, assunta con tutta esattezza da un impiegato medico giudiziario, coll'intervento anche di un altro medico, sul corpo della ragazza asserentesi ferita, non lasciò scoprire nè una ferita, nè una tumefazione, nè una infiammazione delle parti che secondo la sua dichiarazione sarebbero state lese.
“Gli Ebrei arrestati erano forniti di passaporti in piena regola; essi sostennero di non essere stati in Broich, o sulla via, che da Broich conduce a Jülich, ma di avere dormito nella notte dal 5 al 6 corrente in Aldenhoven (in direzione affatto diversa di Jülich) e di essersi di là diretti a Jülich per la strada postale.
“Tutto ciò fu confermato pienamente dalla deposizione delle gente (cristiana) presso cui volevano avere pernottato e di due gendarmi, i quali nella mattina del 6 aveano scortato degli arrestati da Jülich ad Aldenhoven e per via incontrarono i coniugi ebrei, che provenivano nella direzione di Aldenhoven. Un confronto dei diversi tempi dimostra che gli imputati, al momento dell'attentato loro addebitato, si trovavan distanti dal luogo, ove esso sarebbe stato commesso, per lo meno un'ora, ma con somma verosimiglianza, più ore.
“L'uomo, che i ragazzi indicavano essere stato ammazzato dall'Ebreo, fu rinvenuto facilmente. Egli non aveva alcuna lesione e dichiarò di avere incontrato quei due fanciulli sul luogo dell'asserito maltrattamento, ove piangendo si lagnarono con lui di quanto dicevano essere loro accaduto; egli però, al pari delle altre persone indicate dai ragazzi, assicurò di non avere assolutamente veduto in quel luogo alcuna persona sospetta.”
[XXI.]
Ignazio von Döllinger.
Da un discorso tenuto nella solenne seduta dell'Accademia delle scienze a Monaco, il 25 luglio 1881, dal presidente Ignazio von Döllinger, ed intitolato, Gli Ebrei in Europa, togliamo il seguente brano che chiaramente dimostra quale concetto abbia il dotto teologo tedesco sulle accuse che si muovono agli Ebrei:
. . . . . . Abituati ad immaginarsi che ogni Ebreo fosse il nemico nato ed il debitore dei Cristiani, i popoli ritenevano gli Ebrei, in un'epoca in cui si prestava fede volentieri anzi con avidità a cose crudeli e soprannaturali, capaci di qualunque delitto, anche dell'inverosimile ed impossibile. Dopo il 12º secolo corse la fola che gli Ebrei abbisognassero di sangue Cristiano, gli uni dicevano per la loro festa Pasquale, gli altri, come rimedio contro un segreto male ereditario; perciò furono accusati di uccidere ogni anno un ragazzo. Inoltre si diceva ch'essi crocifiggevano ogni anno un Cristiano per oltraggiare il Salvatore.
Se si rinveniva in qualche luogo un cadavere con traccie di violenza, un bambino morto, l'assassino doveva essere stato un Ebreo, e si poneva alla tortura finchè confessava. Seguivano allora crudelissimi supplizi ed in parecchi casi una strage in massa dell'intera popolazione ebrea della città e della campagna. Non c'era neanche idea d'una regolare procedura giudiziaria. I giudici e le Autorità stesse tremavano dinnanzi all'ira del popolo imbestialito; poichè c'era la convinzione che si potessero attendere le più infami azioni da un ebreo. Talvolta era anche un'immagine di Cristo che un ebreo avrebbe trafitta con un coltello o mutilata, ciò che era il segnale d'una strage. Dopo il 1200 si aggiunsero le voci di ostie oltraggiate e miracolosamente sanguinanti. Da Parigi, dove era accaduto il primo caso, la nuova fiaba si diffuse nei paesi vicini, ben presto si volle possedere anche altrove una tale reliquia, e sembrò che gli Ebrei, presi da demonìaco delirio, credessero e non credessero ad un dogma della Chiesa e contemporaneamente desiderassero una morte tormentosa tanto spesso essi cadevano vittime di questi delitti immaginarii.
A Londra gli Ebrei furono uccisi perchè volevano incendiare la grande città.
La gran peste che desolò e spopolò nel 1348 tutta l'Europa fu subito attribuita soltanto agli Ebrei. Il fatto che quel popolo intelligente e che conduceva vita regolare n'era colpito molto meno dei Cristiani, cambiò la supposizione in certezza. Essi avevano avvelenato dappertutto in seguito ad una cospirazione, i pozzi e le sorgenti, e perfino i fiumi. In una città si volle aver rinvenuto realmente del veleno in un pozzo. Posti alla tortura, alcuni Ebrei confessavano il delitto. Scoppiò allora una tale esplosione di fanatismo, di bramosìa di vendetta e di volgare avidità, quale l'Europa non aveva mai veduto prima, nè vide mai dopo. Le vittime in alcune città, si contarono a migliaia. Molti prevennero il furor popolare suicidandosi. Invano il Papa Clemente VI dichiarò in due bolle gli Ebrei innocenti. Coloro che si salvarono con una rapida fuga trovarono un asilo soltanto nella lontana Lituania.