In seguito a questo articolo il Rabbino Maggiore di Corfù, un dotto e valente nostro compatriota, il prof. Levi, avendo indirizzato al Rev. Latta alcune parole di gratitudine, ne ebbe in risposta la seguente lettera che riproduciamo, traducendola, da un supplemento del giornale israelitico, Il Mosè, che vede la luce in Corfù:

“Reverendissimo signor Gran Rabbino Levi,

“Abbiamo letto con animo grato e con soddisfazione la lettera del 4 luglio che ci indirizzaste da Corfù, ed abbiamo rese grazie a Dio per il progresso, che, mercè il divino aiuto, ha fatto in questi giorni di luce e di civiltà, il vero spirito di religione.

“Vi siamo cordialmente grati per i sentimenti nobili ed amorosi che, obbedendo all'impulso del cuore, avete manifestato verso di noi, perchè abbiamo scritto un articolo contro le calunnie, notoriamente false, ed assolutamente infondate che vengono diffuse nel mondo cristiano contro la nazione israelitica. Noi, reverendissimo signore, scrivendo in quella guisa non facemmo, sappiatelo, che servire da umili sacerdoti la cristiana religione. La storia della umanità chiaramente prova che molteplici superstizioni secolari, errate credenze, false e bugiarde tradizioni, hanno tanto influito sullo spirito dell'umanità da ridurla per molti secoli bassa e cieca serva di principii falsi e dannosi. Ma il nostro Gesù Cristo ha giustamente proclamato primo e fondamentale scopo della sua venuta in terra, esser la liberazione dell'umanità da questa servitù, liberazione che ha conseguita infondendoci la coscienza della verità. E conoscerete la verità e la verità vi francherà. (S. Giov., viii, 32).

“Ogni superstizione, ogni falsa tradizione, ogni fallace credenza è assolutamente nemica della verità cristiana e tende, per conseguenza, a distruggere il grande scopo che il Cristianesimo si propone di raggiungere in questo mondo.

“È perciò, reverendissimo, che noi, che siamo nelle file dei sacerdoti della religione, abbiamo il dovere di lottare con tutte le nostre forze ed a prezzo di qualunque sagrifizio contro la menzogna e di procurare il trionfo della verità. Ora abbiamo sempre affermato colla parola e colla penna e sempre affermeremo, sino a che avremo vita, esser menzogna, infame, vergognosa menzogna, atta soltanto a dissolvere i vincoli della sociale convivenza quella che si diffonde nella Cristianità, e cioè che gli Ebrei uccidano i figli dei Cristiani per raccoglierne il sangue.

“Vi dichiariamo infine, reverendissimo, che è per noi cagione di vivo e costante dolore il vedere come coll'imperdonabile pretesto di apparenti differenze religiose, si tenti di promuovere dissidii fra due nazioni che si resero egualmente benemerite della umanità, l'una l'ebraica, pregando in Gerusalemme per far discendere Iddio nell'uomo, l'altra la greca, filosofando in Atene per rialzare l'uomo sino a Dio.

“Ci è grato per altro di constatare come, in questi ultimi anni, tali ingiustificabili dissidi sieno divenuti rarissimi e tendano quasi a scomparire.

“Non ci è dato intendere come la fondamentale differenza religiosa che ci separa, e che, come è noto, consiste in ciò soltanto che voi Israeliti proclamate non esser ancora venuto il Messia, possa impedire agli uomini delle due nazioni di vivere d'amore e d'accordo fra loro in qualunque paese si trovino. Questa concordia sembra a noi tanto più necessaria che Dio stesso ha detto agli Israeliti: “Voi mi sarete un tesoro riposto d'infra tutti i popoli . . . . . e mi sarete un Reame sacerdotale e una gente santa.” (Es., xix, 5, 6), mentre poi lo stesso Dio comparso nel mondo sotto spoglie umane disse a noi Cristiani: “Ma voi siete la generazione eletta, il real sacerdozio, la gente santa, il popolo d'acquisto” (i. Pietro ii. 9).

“Facciam voto infine di tutto cuore, reverendissimo, e speriamo lo facciate voi pure che Ebrei e Cristiani, compreso il vero spirito della loro religione, abbandonino per sempre gli imperdonabili odii e rifuggano, con ogni maggior studio, da dar causa a queste lotte, dissidi o differenze religiose vivendo reciprocamente d'amore e d'accordo, siccome conviene sopratutto oggi a popoli che pretendono far parte del civile consorzio.