[(85)] Non a caso, fra le stupide fole con cui si tentò, da fanatici imbecilli, disonorare la religione di Cristo, cito questa di Maria Lateau. Nel corso di questo lavoro dovremo occuparci di un tale professore dell'Università di Praga che colla stessa penna con cui sciolse anni sono un peana alla ciurmatrice belga va ora accatastando calunnie e menzogne contro gli Ebrei; ho nominato il famigerato prof. Rohling.
[(86)] Maccot, cap. iii.
[(87)] Saadia ben Josef, capo dell'Accademia di Sora, ed il più illustre fra gli ebrei del x secolo, nella sua opera Haemunoth Vehadeoth riconosce assieme alla scrittura ed alla tradizione l'autorità della ragione, proclama non soltanto il diritto, ma il dovere di esaminare la credenza religiosa, e dimostra come la religione, ben lungi dall'avere a temer la ragione, possa trovarvi un solido appoggio. Munk Melanges de phil. juive, p. 478.
[(88)] Nulla, più della storia del Talmud, giova a provare come la violenza sia impotente a combattere le idee. Il Talmud fu proibito in epoche nelle quali il divieto della Chiesa non si limitava, come ora, ad una platonica iscrizione nell'Index librorum prohibitorum. Giustiniano, nel 553 dell'êra nostra, lo proscrive, consacrandogli una intiera novella, la cxlvi. Il re di Francia, San Luigi, fece bruciare, nelle vie di Parigi, 24 carrettate di scritti talmudici. A Cremona, un monaco fanatico vantò di averne bruciato dodici mila esemplari. In un periodo di meno di cinquanta anni, durante la ultima metà del secolo xvi, il Talmud venne bruciato non meno di sei differenti volte e non ad esemplari isolati, ma in massa, a carra. Giulio III pronunciò il suo bando, contro quello che egli chiama erroneamente il Talmud Gemaroth, nel 1553 e nel 1555; Paolo IV nel 1559; Pio V nel 1566; Clemente VIII nel 1592 e nel 1599. Pio IV autorizzandone una nuova edizione stipulava espressamente che sarebbe pubblicato col nome di Talmud. Si tamen prodierit sine nomine Talmud tolerari deberet. Ai tempi di Massimiliano imperatore, il dottissimo Reuchlin potè, soltanto dopo fierissima lotta, ottenere che non si assecondassero i voti di un Pfefferckorn, fanatico ebreo rinnegato, che eccitava l'imperatore a far bruciare tutti gli esemplari di questo libro. I particolari di questa strana contesa, che divise il mondo dotto di allora in due grandi partiti si possono leggere nelle Epistolae obscurorum virorum. Fino al principio del decimosettimo secolo la persecuzione verso i detentori di libri ebraici era spinta al punto che una famiglia di ebrei portoghesi stabilitasi a Londra, conserva tuttora preziosamente come una rarità ereditaria un esemplare della scrittura, stampato in caratteri romani anzichè in ebraici, perchè nei giorni oscuri della persecuzione bisognava ingannare i domestici cattolici sulla natura ed il contenuto del libro. Eppure malgrado tutto ciò le edizioni ed i manoscritti del Talmud ci pervennero in tanta copia, che una sola descrizione bibliografica di essi ci occuperebbe molte e molte pagine! È proprio il caso di esclamare, con Terenziano Mauro: Habent sua fata libelli.
[(89)] Gli Arabi, al tempo della loro dominazione in Ispagna non avevano del Talmud il triste concetto che ne hanno molti cristiani, e ciò per una buona ragione, che essi cioè lo conoscevano nella sua integrità, Rabi Joseph avendone, verso la fine del x secolo, compiuta una traduzione in arabo per ordine del califo Haschem II. Fu forse per ciò che due secoli dopo molti fra gli Ebrei di Spagna avendo preteso negare ogni autorità al Talmud, e la questione essendo stata portata dinanzi al Re Alfonso VII, questi proscrisse quelli fra gli Ebrei che non volevano osservare le leggi talmudiche.
Il Talmud era ancora troppo noto in Ispagna perchè lo si potesse calunniare impunemente! (Cfr. Basnage, Hist. des Juifs, libro vii, cap. viii, t. 4, pag. 1611; Bartoloccius, Bibl. Rabb., t. iii; [Davide, Ganz Tzemach David.], p. 130; Jochassim, p. 126).