[(90)] Il celebre Alfonso de Candolle nella sua Histoire de la science et des savants così parla degli Ebrei: “Se l'Europa fosse abitata da soli Ebrei, avremmo uno spettacolo stupendo. Non più guerre, non più leso il sentimento morale, nè milioni d'uomini strappati alle industrie ed agli studi. I debiti degli Stati sarebbero minimi e quasi sconosciute le contribuzioni. Il culto fiorirebbe altamente. L'industria ed il commercio prenderebbero sviluppo assai maggiore. Pochi delitti. La forza non si impiegherebbe quasi mai. La ricchezza del popolo in generale si eleverebbe immensamente, mercè un intelligente e moderato lavoro congiunto a sana economia. Queste ricchezze servirebbero a spandere una carità senza limiti. La potestà religiosa, i ministri del culto non verrebbero mai a conflitto collo Stato.”
[(91)] Usiamo espressamente in questo caso la parola rinnegato anzichè quella di convertito, perocchè altrettanto ci sembrano degni di rispetto e di venerazione coloro che, mossi da profonda convinzione, abbandonano la fede avita per abbracciare quella che credono migliore, e si adoperan poi con mezzi di carità a procacciare ciò che essi reputano la salvezza morale dei loro antichi correligionari, altrettanto sentiamo disprezzo ed esecrazione per coloro che, da qualsivoglia sentimento mossi, scagliano calunnie contro la fede in cui sono nati ed in cui vissero i loro genitori. Ai convertiti come i Lehmann, i Ratisbonne, i Pasquali ogni onesto deve rispetto; ai rinnegati come il Medici, come il Padre Alfonso Spina, rettore dell'Università di Salamanca, il quale nel Fortalitium fidei afferma — e niuno più di lui sapeva di mentire — che gli Ebrei perdono ogni mese una certa quantità di sangue, a tutti coloro infine dei quali il Talmud ha detto: Tal fiata si toglie dalla foresta un tronco per farlo manico a scure che ne abbatta tutti gli altri (Sanhedrin iv), sia condegna mercede il fico di Giuda.
[(92)] Il dotto talmudista signor R. N. Rabinowitz di Monaco sta pubblicando un lungo lavoro intitolato Dikdukè soferim in cui riduce alla vera lezione i passi del Talmud di cui si hanno varianti. Questo lavoro è il frutto del confronto da lui fatto non soltanto di infinite edizioni del Talmud, ma di quanti mss. gli fu dato confrontare nelle diverse biblioteche d'Europa. Il compimento di questa opera paziente è tanto più ardentemente atteso che il Talmud è ormai reso irriconoscibile dalle continue e spesso inintelligenti mutilazioni che vi introdussero i censori. La stessa edizione di Basilea 1578 che è fra le antiche la più nota e la più facile a trovarsi fu in siffatta guisa mutilata e snaturata per opera del censore Marco Marino da Brescia, da divenire in varii punti grottesca. Più integra, ma difficilissima a rinvenirsi, è l'edizione che ne diede il Bamberg a Venezia (1520–3) e che è la prima, dopo quella dei celebri Soncino, di cui non rimangono che pochi trattati. Chi volesse farsi un'idea di ciò che era negli scorsi secoli la censura dei libri ebraici, legga un articolo di Emanuele Deutsch, l'eminente conservatore del British Museum, nella Quarterly Rewiew di ottobre 1867, ed un altro Un curiosissimo incidente storico del cav. Mortara a pag. 161 dell'Educatore Israelita di Vercelli, anno 1862.
[(93)] Sanhedrin, fol. 38.
[(94)] Soferim, fol. 15, 10.