[(95)] Malgrado questo odio inesplicabile contro i medici il Talmud contiene nozioni preziose di medicina. (Cfr. Ginsburger, Medicina ex thalmudicis; Haller, Bibl. medica, lib. 2); questa scienza era da lungo tempo praticata dagli Ebrei. Oltre i precetti di igiene che occupano tanta parte nella legge di Mosè, l'Esodo pare accenni proprio in vari punti (xv, 26 — xxi, 19) all'esistenza di medici. Sotto i re, medicina e chirurgia fanno progressi. Salomone si occupa della ricerca delle virtù delle piante, e il libro dei Re ci mostra Isaia curare e guarire il re Ezecchia. L'uso del balsamo ed i medici son noti a Geremia (viii, 22): “Non vi è egli alcun balsamo in Galaad? non vi è egli alcun medico?” E ad Ezechiele (xxx, 21): “Figliuol d'uomo, io ho rotto il braccio di Faraone re d'Egitto; ed ecco non è stato curato applicandovi de' medicamenti, e ponendovi delle fascie per fasciarlo e per fortificarlo per poter tenere in mano la spada.” [Cfr. Prunelle, Discours sur l'influence de la médecine sur la renaissance des lettres (nota 3, p. 92); Salvador, Op. cit., p. 264; Pasqualigo, Della condizione delle mediche scienze presso il popolo Ebreo, Piacenza, Mancherotto, 1870]. Quanto poi gli Ebrei, malgrado lo strano anatema talmudico, coltivassero con profitto la medicina, è a tutti noto, come del paro è noto che nei primi secoli del Medio Evo, e prima che venissero in fiore le scuole di Salerno e di Montpellier, che del resto furono fondate principalmente da Ebrei, (cfr. Prunelle, Op. cit., p. 44 e 60, e Austruc, Hist. de la fac. de méd. de Montpellier, p. 14), essi furono quasi i soli ad esercitare l'arte salutare nel mondo allora conosciuto.
[(96)] Il Talmud stesso deplora talvolta queste discussioni interminabili che fanno considerare la legge come due leggi, ed altrove attribuisce queste controversie all'orgoglio dei dottori (Archives Israélites de France, anno i, 1840, pag. 586–587). A parer nostro queste controversie non sono che la conseguenza naturale dell'opinione che i rabbini esprimono con una delle solite iperboli, dicendo che la legge ha settanta faccie, ciò che vuol dire che ogni parola uscita dalla bocca di Dio è suscettibile di almeno settanta interpretazioni diverse; dottrina questa che il Santo Vescovo di Ippona accetta nelle sue confessioni; dove dice varii e numerosi essere i sensi della Scrittura. Se poniam mente oltre a ciò che i dottori del Talmud furono duemila e duecento otto, c'è da meravigliare che i trentasei trattati del Talmud che pervennero soli sino a noi, abbraccino soltanto (coi due commentarii più importanti; il Rascì e Tossafot) 2947 fogli, ripartiti in 12 vol. in foglio.
[(97)] Sanhedrin, fol. 58.
[(98)] Hiruvim, fol. 63.
[(99)] Tomo 2, pag. 903.