Ecco le accuse che un tempo si muovevano agli Ebrei, e che loro si muovono ancora nei paesi meno civili.
L'Ebreo si accaparra i più lauti impieghi, le funzioni cui sono annessi maggiori stipendi e maggiore influenza. In Francia, in Italia, in Germania si è reso padrone della stampa; il numero dei deputati e dei senatori ebrei, nei paesi, ove, infrante tutte le barriere, godono della pienezza dei loro diritti, è strabocchevole in confronto del loro esiguo numero.
Ecco le accuse che oggi si muovono agli Ebrei nei paesi più civili d'Europa.
E su questi temi si ricama a sazietà, e non mancano i belli spiriti per far notare la mirabile duttilità di questo popolo, che sempre intento al proprio interesse, si piega ai varii tempi, ed ai varii paesi; usuraio nell'evo medio, ed oggi ancora in Polonia, in Ungheria, in Rumenia, dovunque insomma le condizioni generali della società di poco differiscono da quelle del medio evo; legislatore, pubblicista, uomo di lettere, avvocato, in Inghilterra, in Francia, in Italia, nell'Europa civile insomma; ma sempre, dovunque, inteso soltanto ad arricchirsi.
Se i frizzi fossero argomenti, noi potremmo chiedere ai nostri contraddittori quale sia l'uomo, quale il popolo, che non cerchi di migliorare la propria condizione economica e sociale.
Ma preferiamo argomenti più serii.
Prima della ruina di Gerusalemme il popolo ebreo non dovette essere estraneo a nessuna professione. Vi erano in Giudea pubblici edifizi, la cui manutenzione esigeva la presenza di operai abili. Una nazione, che nelle sue lunghe emigrazioni e durante la cattività, era stata in grado di attingere, nei varî paesi dove aveva stabilito la sua dimora, l'idea di molti e nuovi bisogni, non mancava certamente di uomini capaci di procurarle gli oggetti che le erano necessari: non vi può quindi esser dubbio che gli Ebrei si consacrassero nella loro patria all'esercizio delle arti meccaniche.
La pastorizia e l'agricoltura — le due industrie che Sully, il grande ministro di Enrico IV, chiamava le due mammelle dello Stato — erano in favore appo loro. Mosè, lo dice il signor de Segur, e chiunque abbia letto la Bibbia non può negarlo, aveva fatto degli Ebrei un popolo di agricoltori.
Una sola industria pare non attecchisse fra gli Ebrei di Palestina: il commercio.
“Il popolo ebreo, dice Roscher, per ciò che riguarda le sue doti morali non secondo ad alcuno altro popolo della terra, durante la sua indipendenza politica, per la rigorosa disciplina però della legge mosaica, s'era lasciato circoscrivere all'agricoltura ed alla pastorizia con esclusione di tutte le altre parti dello sviluppo economico. Dispregiavasi allora tanto più il commercio, in quanto che lo spirituale contatto con vicini dediti al paganesimo era grandemente temuto” [(193)]. Nè poteva esser commerciante un popolo come l'ebreo dedito alla vita campestre e siffattamente avverso ai pericoli marittimi ed alle peregrinazioni, che, costretto per forza alla vita girovaga nelle sue prime cattività, serba però l'amore della sua terra, vi ritorna numeroso, e sforzato a mutar paese, preferisce all'esilio la morte [(194)].