Il radicalismo, abbiam detto, combatte l'Ebreo perchè ne invidia le pretese ricchezze [(14)]; lo combatte, perchè vede in lui incarnati quei principî di libertà e di tolleranza politica e religiosa, che sono l'antitesi la più perfetta delle dottrine radicali, basate sulla violenza ed ispirate al detto del gran satirista di Roma: Stat pro ratione voluntas.

E non senza un perchè il radicalismo ha scelto l'Ebreo a bersaglio dei suoi strali.

La società posa su basi solide, e i radicali, malgrado la loro buona volontà, non riescirebbero certamente a scuoterla d'un tratto.

Perciò volsero prima le loro armi contro la Chiesa cattolica, sicuri di aver a compagni nella lotta molti liberali di buona fede che credevano giovare alle idee di progresso intellettuale e sociale, combattendo la Chiesa e privandola non soltanto di quei privilegi che contrastavano all'ordine politico degli Stati moderni; ma ponendola eziandio fuori del diritto comune, e violando a suo danno i più elementari principî del giure naturale, siccome fu fatto in Francia, in Germania ed in Isvizzera.

Se la lotta contro la Chiesa offriva ai radicali il vantaggio di aver ad alleati molti liberali, la lotta contro gli Ebrei assicurava loro il concorso dei più esagerati campioni del fanatismo religioso.

Ora un partito, che apre in America pubbliche scuole per insegnarvi ad usufruire la dinamite per giungere al progresso sociale, non può essere schifiltoso nella scelta dei mezzi. Dopo aver combattuto a fianco ai liberali contro Ignazio di Loyola, esso si allea ad Arbues e a Torquemada per combattere contro gli Ebrei, per rinnovare contro di loro gli eccessi onde vanno disonorati nella storia i nomi di Ferdinando ed Isabella di Spagna, di Emanuele di Portogallo e di tanti e tanti sovrani delle età media e moderna.

E così, applicando il vecchio precetto, tanto caro ai tiranni, divide et impera, viene il radicalismo man mano sgretolando il vecchio mondo, pronto poi, siccome disse il poeta, a cogliere i frutti del mal di tutti.

Questo abbiamo voluto dire per spiegare il perchè prendiamo oggi a difendere gli Ebrei. Non ci muove interesse di casta, non spirito di religione, ma convinzione profonda, immutabile, che in essi non si osteggia la credenza religiosa, ma si combatte uno dei ripari della moderna società.

Come oggi difendiamo gli Ebrei, avremmo ieri difeso le corporazioni religiose espulse di Francia [(15)], difenderemmo domani qualsivoglia setta, corporazione o sodalizio cui si volessero negare i beneficî del diritto comune, e questo non per uno spirito alla Don Chisciotte, ma perchè crediamo necessario mettere in guardia la società moderna contro gli assalti del radicalismo, il quale rinnova precisamente la tattica riuscita tanto bene ai precursori della prima rivoluzione francese.

Come costoro, prima di attaccare la monarchia di fronte, vennero man mano scalzando tutti i principî su cui essa poggiava; così i radicali, prima di assalire di fronte la società, la minano sotterra, e vellicando stolte ed abbiette passioni, tentano inocularle l'odio per la libertà, il disprezzo pel diritto, l'amore per le leggi di violenza partigiana, di persecuzione ingiustificata.