È comune errore il credere alla disciplina della stampa cattolica, e l'errore è tanto comune che i fatti i più lampanti, l'opposizione accanita, per esempio, che taluni giornali sedicenti cattolici fanno ai Presuli delle loro diocesi, non valgono a sradicarlo.
A provare che tutta la stampa non partecipa all'opinione dei suddetti giornalucoli, addurrò quattro fatti quasi contemporanei.
1º Or sono due o tre anni, in occasione delle elezioni amministrative a Roma, l'Unione Romana, associazione cattolica presieduta da S. E. il signor Duca Scipione Salviati, venne ad accordi colla Associazione Costituzionale. Quest'ultima portava un israelita siccome candidato al Consiglio Provinciale.
Sarebbe stato impossibile, assurdo, pretendere che in Roma una Associazione cattolica portasse fra i suoi candidati un non cattolico: pure la lista fu concordata ed i giornali cattolici la sostennero, togliendo, è vero, il nome del candidato israelita, ma sostituendolo con una riga di punti. Se si ponga mente che ciò avveniva per una elezione che aveva luogo su di un sol nome, si converrà, che il dichiarare esplicitamente, che al candidato israelita non si opponeva nessuno, equivaleva da parte dei giornali cattolici a dire: non possiamo appoggiarlo, ma desideriamo vederlo eletto.
2º L'organo del partito cattolico di Genova, Il Cittadino, fu per molto tempo, ed è ancora, arbitro assoluto delle elezioni amministrative di quella città, e fra i suoi candidati fu sempre almeno un israelita.
3º La Rassegna Nazionale, importante rivista che vede da cinque anni la luce in Firenze, che è l'organo della parte più liberale del partito cattolico, ed in cui collaborano gli uomini più insigni di quel partito, come il Cantù, lo Stoppani, ecc., ecc., pubblicava nel suo numero di luglio u. s. una splendida difesa degli Israeliti dovuta a quel luminare del giudaismo, che è il prof. Ad. Frank, dell'Istituto di Francia. E qui cade in acconcio il ricordare che il signor Frank dettava, pregatone, quel suo articolo per gli Annales de philosophie chrétienne pubblicati dal signor Roux con tanto zelo a Parigi [(13)].
4º Or son pochi mesi, infine, l'Osservatore Romano, il solo giornale, ricordiamolo bene, che la Corte Pontificia riconosca come suo organo, recava nel suo N. 165 del 21 luglio 1883 una corrispondenza da Nyiregyhaza, 16 luglio, sull'iniquo processo di Tisza Eszlar, che ha testè disonorato l'Ungheria, corrispondenza ispirata a sentimenti così nobili ed elevati che non sappiamo resistere al desiderio di riferirne un brano, per istruzione di coloro che della stampa cattolica giudicano dagli ignobili giornali di provincia cui abbiamo testè accennato:
“Dopo l'ultima mia, che vi dava conto dell'8ª seduta, ebbe luogo una pausa di tre giorni; quindi si continuò nell'audizione di testimonî a carico e scarico, si aprì la discussione sul presunto trafugamento e tentata sostituzione di cadavere, e furono uditi i periti medici dell'università di Pest in contesto di quelli che esaminarono il cadavere e stesero il repertum facti. Le varie scene a cui diedero luogo queste diverse fasi dell'ormai sciaguratamente celebre processo non valsero a portar miglior luce sui fatti, ma contribuirono purtroppo a mettere in evidenza lo stato anormale dell'amministrazione della giustizia in Ungheria, non che lo sfogo di passioni, crassa ignoranza, corruzione, abbiezione di caratteri.
“Ester Solymossy è scomparsa. Questo è l'unico fatto certo.
“Fu dessa vittima d'un sacrifizio rituale?
“Ne manca ogni prova attendibile. Non si ha per base dell'accusa che la denuncia d'un figlio contro del proprio padre.
“Accetti chi vuole una tal base; io la respingo con orrore.
“Onorerai il padre tuo e la madre tua! proclamò Iddio dall'alto del Sinai. Chi calpesta questa legge divina, a cui fecero omaggio tutti i popoli della terra, sanzionando nei loro codici per ogni caso e senza eccezione alcuna il diritto dei figli di non deporre in giudizio contro dei genitori; chi, ripeto, calpesta questa legge, non è più uomo, è un bruto; ed i bruti non meritano fede in giudizio.
“Ciò sia detto in risposta ai fanatici, ai dilettanti di casuistica, ed agli stolti, quorum infinitus est numerus, che stimano non si possa essere buon cattolico senza essere antisemita e giudeofobo.”
Abbiamo trascelto a caso questi esempî, e molti ne tralasciammo dei tanti che ci si affacciavano alla memoria; perocchè questi siano più che sufficienti a dimostrare che lo spirito animante la stampa cattolica, degna di questo gran nome, verso gli Ebrei non vada cercato in quei fogliucciacci di provincia che seguono le pedate dell'Osservatore Cattolico di Milano, giornale più volte riprovato dalla Autorità Ecclesiastica.
E chiudiamo la lunga digressione.