Alcuni minuti di buon galoppo ci condussero sotto le mura di Gerusalemme e davanti alla porta di Damasco. Non lontano da questa sorge la casa che i francescani tengono a disposizione dei viaggiatori, e le ombre della notte scendevano appena sulla città quando smontammo dinanzi all'ospizio che era ingombro di pellegrini. Si trovò per altro per me una camera abbastanza comoda, mobiliata all'europea, ciò che aveva un gran valore ai miei occhi. Ben presto vi fui insediata e vi passai in un raccoglimento pieno di serenità la prima notte del mio soggiorno nella città del Cristo.
I MONUMENTI DELLA BIBBIA E DEL VANGELO A GERUSALEMME
L'indomani era alzata di buon mattino per recarmi con uno dei Padri alla chiesa del Santo Sepolcro ed al Calvario. Mi ero sempre immaginata il Calvario come una collina dominante la città santa, e non fui poco sorpresa di dover seguire per giungervi una strada in discesa. La Chiesa del Santo Sepolcro è costruita in una depressione: non mi fermerò a descrivere l'interno. Se non avete letto le numerose narrazioni dei pellegrini che l'hanno visitata, potete figurarvi una chiesa cristiana del Medio Evo, non ancora terminata, che offre le linee curve, le vaste arcate che si possono osservare negli antichi monasteri lombardi di Pavia e di Monza. A sinistra della porta si erge una grande torre mezzo diroccata; a destra sporge come un saliente una cappelletta sormontata da una cupola. Chi entra nella basilica si trova dapprima in un ampio vestibolo che contiene nel muro di sinistra una specie di palco riservato al «Cadi» mussulmano ed ai suoi assessori. Questo tribunale permanente sarebbe stato richiesto (mi fu riferito dagli stessi cristiani) come il solo mezzo di porre un termine ai conflitti delle tre comunioni cristiane che si scontrano nella chiesa. Pochi passi più in là si giunge nel corpo principale della basilica, cioè in una rotonda che ha i lati guarniti di cappelle e nel centro un altar maggiore. Presso l'altare una piccola porta bassa conduce nel santuario che racchiude la tomba del Cristo. Una camera quadrata in fondo alla porta d'ingresso è riservata al culto greco. Ecco tutto il monumento. Ciò non vuol dire che ci si debba fermare a quest'aspetto generale poco significativo; l'interesse proviene dall'esame dei particolari e sopratutto delle varie cappelle contenute nel recinto della chiesa.
La mia attenzione fu attratta innanzi tutto dalla cappella dei Cristiani d'Abissinia[31]. Essi erano abbastanza numerosi quel giorno dinnanzi all'altare, ed il loro aspetto mi colpì. Uomini d'alta statura, di tratti regolari, non ricordavano la razza africana che coi loro capelli crespi, il colorito bruno e le labbra un po' spesse. Una sorta di sajo in tela bleu, un mantello dello stesso colore, un largo turbante e dei sandali componevano il loro vestiario. Dopo la cappella degli abissini ne visitai parecchie altre; ad ognuno degli episodi della Passione corrisponde un santuario. Come supporre che uno spazio così ristretto come quello della chiesa del santo Sepolcro, costruito sul posto stesso sul quale sorgeva il Calvario, sia stato sufficiente allo svolgimento di tanti diversi episodi del grande mistero? I protestanti criticano questa pretesa dei cattolici di rintracciare e venerare tutti i luoghi citati nel Vangelo. Confesso che su tutta questa topografia sacra io non ho che dei dubbi, per quanto la buona fede dei frati mi sembri evidente, ma ho già detto con qual sentimento mi paja che si debbano accogliere le loro ingenue indicazioni.
Esciamo ora dal Santo Sepolcro, cerchiamo i ricordi di Gerusalemme in luoghi un po' meno frequentati dai viaggiatori. Le mura della città santa non sono uno de' suoi monumenti meno curiosi. Se havvi una città al mondo che serbi intatte le fortificazioni delle quali fu dotata dal Medio Evo, è certo Gerusalemme. Le basi di queste fortificazioni dal lato della valle di Giosafat e del monte degli ulivi sono immense pietre levigate di quindici a venti piedi di lunghezza per sette od otto di altezza e che sono fatte risalire fino al re Salomone. Ho veduto a Balbek un pezzo di muro presso a poco simile che è attribuito agli Assiri, ed è certo che tali costruzioni non appartengono ad alcun stile dell'architettura europea. D'altronde quel lato delle fortificazioni di Gerusalemme è appunto quello che si accosta al tempio costruito da Salomone od almeno al posto che esso occupava. Mi sembra dunque che nulla si opponga a che quelle mura gigantesche siano state collocate al tempo e per ordine del grande re degli ebrei. Gerusalemme è situata su una altura che si eleva gradatamente dal lato di settentrione e domina a picco la stretta valle dal lato opposto, mentre all'Oriente ed all'Occidente il suolo che la circonda degrada lentamente fino alle rive del Cedron o piuttosto del suo letto, che è tutto ciò che rimane di quel torrente. Se seguiamo dal di fuori le mura gerosolimitane da settentrione a ponente e da ponente a mezzogiorno, troviamo prima un ciglione poco alto che si stende sulla destra e forma così una spianata quasi al livello della città santa. È il solo posto in cui le mura della cinta fortificata non dominano interamente il paese all'esterno. Questo monticello è la «Città di Davide» di cui gli Armeni hanno fatto il loro cimitero, e che, senza serbare alcuna traccia del suo antico splendore, non è per questo meno visitato da tutti i pellegrini che vi sono attratti da due monumenti celebri. Uno è la sala in cui Gesù Cristo sedette per l'ultima volta a tavola co' suoi discepoli, l'altro una cameretta ove passò la prima notte dopo il suo arresto ed udì il canto del gallo che ricordò a San Pietro la profezia del divino Maestro e la propria debolezza. Il primo di questi monumenti è oggi la residenza di un derviscio o santone mussulmano che l'insudicia con tutta la sporcizia inerente a quella specie miserabile di uomini. È uno spettacolo penoso e ripugnante quello di un tal luogo trasformato in una tana ed occupato da ciò che l'umanità ha di più immondo e spregevole. Giustizia vuole però che io aggiunga come questa profanazione non indichi nè disprezzo nè intenzioni ostili. Se i maomettani disdegnano ed odiano i cristiani, non estendono questi sentimenti nè al Cristo nè al cristianesimo. Anzi è probabilmente con un proposito rispettoso che hanno posto in tale luogo un essere che la loro religione li induce a venerare; ma è colpa delle cose più ancora che degli uomini se la personificazione divina della purezza non può essere convenientemente onorata dagli adoratori dei sensi. Quando si è veduta la dimora di un santone, non è più possibile dubitare dello stretto legame che esiste fra l'impurità dell'anima e quella del corpo.
Il secondo di questi monumenti, di cui gli Armeni si sono impadroniti a scapito dei Latini che lo possedevano un tempo, ha un aspetto ben diverso. Una piccola corte lastricata in marmo bianco e circondata da un portico a volta e piuttosto basso racchiude le tombe dei vescovi della Comunione armena. Una cappella forma il lato meridionale della corte e non si potrebbe trovar nulla di più elegante, pulito ed accurato dell'interno dì quel santuario, intarsiato di piastrelle di majolica smaltata, genere di ornamento molto diffuso nel Levante. Una porta alla sinistra dell'altare si chiude su una celletta così piccola che si fatica a credere abbia mai potuto esser destinata a contenere una creatura umana. Sarebbe là che Cristo avrebbe dovuto esser lasciato tosto dopo il suo arresto al monte degli ulivi. Non è infatti una prigione propriamente detta, ma un locale temporaneo di detenzione per deporvi i catturati in attesa del loro interrogatorio. Tal quale è oggi questa celletta assomiglia allo spogliatojo di una cappella di un bel castello di campagna.
Continuando a seguire esternamente le mura di Gerusalemme da ponente a mezzogiorno si scopre ben presto la valle di Giosafat che non è altro in realtà che il letto del Cedron prosciugato, chiuso da un lato dal colle che serve di base a Gerusalemme, dall'altro dal monte degli ulivi. Un villaggetto arabo, che è tuttora chiamato Siloe, occupa il fondo del vallone alla sua estremità occidentale là dove comincia un poco ad aprirsi. Quasi in faccia a questo villaggio, ai piedi della collina di Gerusalemme, scorre dolcemente l'acqua della fontana di Siloe. Un muro quadrangolare grossolanamente costruito raccoglie anzitutto le sue acque che vanno poi ad irrigare i giardini del paese. Più lontano, sempre nel fondo della valle, ma dal lato di Siloe, tre piccoli edifici di forma bizzarra racchiuderebbero gli avanzi di Assalonne e di due de' suoi compagni. Subito dopo si scorge quasi ai piedi del monte degli ulivi un muro bianco che serve di chiusura ad un rettangolo di terreno sul quale crescono ulivi secolari e contorti. È il giardino degli ulivi e fu il rifugio prediletto di Colui che ha dimora nei Cieli.
Nessuno potrà questa volta contestare che sia quello il giardino degli ulivi. Sebbene il muro di cinta sia moderno e possa racchiudere qualche braccia di più o di meno dell'antico giardino, tutta questa parte della collina è coperta di ulivi vecchi e, se non è sotto uno di essi che si sedette il Cristo per piangere sopra Gerusalemme, alcuni di quelli che vediamo oggi ne derivano di certo.
Un frate della Custodia di Terrasanta passa tutta la giornata dall'alba al tramonto, senza escire da questo recinto; vi coltiva qualche fiore e riceve i viaggiatori che la pietà o la curiosità vi attirano. Questi alberi sono immensi e numerosi virgulti circondano le radici mezzo scoperte. Ho invidiato la vita di quel monaco. La solitudine in un bel giardino, all'ombra di alberi che si collegano coi più grandi ricordi dei quali possa essere pervaso lo spirito umano, ha in sè un fascino che forse è senza eguali nel mondo.
Un ponte gettato sul fondo della valle ove scorre il Cedron riunisce la città al monte degli ulivi. Questo ponte e la strada che sale il pendio separano il giardino degli ulivi da un gran monumento in cui sono conservati gli avanzi mortali della Madonna. Tale per lo meno è la fede di tutti i cristiani orientali, che si sono contesa e si contendono tuttora la proprietà di quella tomba con un ardore appassionato. La cappella, poichè è tale, ove si scende da una larga scalinata è ampia e bella; ma il clero latino non ha il permesso di celebrarvi i divini uffici. Dietro a questa cappella si trova la grotta ove Gesù Cristo si sarebbe ritirato vedendo avvicinarsi i soldati che venivano ad arrestarlo e dove sarebbe stato infatti preso e legato. Alcuni altari eretti nell'interno di questa grotta sono proprietà del clero latino.