Di molti elementi di prosperità difetta però l'Italia. La mancanza considerata sin qui come incurabile di carbon fossile, ed il caro prezzo a cui dobbiamo procurarcelo da lontane contrade, è un grave ostacolo allo sviluppo di ogni industria, e specialmente delle industrie metallurgiche, le quali richiedono un eccesso di calore, che non si ottiene se non dal carbon fossile. E questo ostacolo al progresso delle industrie metallurgiche è una sorgente di danni per tutte le altre industrie, perchè ne costringe ad acquistare all'estero le varie ed innumerevoli macchine, che sono il principale elemento della industriale prosperità di ogni paese. — Altro ostacolo alla nostra commerciale prosperità, è la circostanza dell'aver noi respinto il sistema commerciale protettore, come tirannico e vessatorio, e adottato in sua vece il principio del libero scambio: principio che fruttò all'Inghilterra vantaggi infiniti, perchè le nazionali sue industrie essendo già pervenute ad un alto grado di perfezione e di superiorità, rispetto alle corrispondenti industrie dei continenti europeo ed americano, essa non teme da queste nè concorrenze nè rivalità. E di fatto la facoltà concessa alle nazioni tutte, di mandare i loro prodotti industriali in Inghilterra, senza sottoporli a tassa alcuna, implicando naturalmente per l'Inghilterra un diritto reciproco, essa si trovò ad un tratto signora e padrona di tutti i mercati esteri, che invase co' suoi superiori prodotti industriali. Per tal modo il principio del libero scambio diventò per l'Inghilterra una ricchissima fonte di lucro e d'influenza. — Ma la condizione intrinseca dell'Italia essendo appunto tutto all'opposto di quella dell'Inghilterra, gli effetti che risultare debbono per essa dall'attuazione del principio della illimitata libertà di commercio, sarebbero dei più funesti, imperocchè nessuno fra gli italiani stessi si accontenterebbe dei proprii prodotti, imperfetti, poco durevoli, costosissimi, quando sapesse di potersi procurare i più eccellenti prodotti esteri, senza perdere nè più tempo, nè più denaro. — Quando i prodotti delle industrie straniere ingombrassero le nostre piazze ed i nostri mercati, le industrie nazionali d'Italia sarebbero condannate a certa ed imminente rovina, nè potrebbero prolungare d'alcun poco la loro agonia, se non imitando e falsificando i prodotti degli altri paesi, cioè vendendo i proprii prodotti come fossero prodotti stranieri. Ma simili mezzi non valgono ad assicurare la prosperità di una nazione, nè quella tampoco di una provincia o di una singola industria.
Perchè un popolo sia veramente soddisfatto della sua condizione politica e civile, conviene ch'esso si accorga di progredire sulla via della prosperità materiale, come su quella dello sviluppo intellettuale. Se malgrado le compiute conquiste della libertà, della indipendenza e di un seggio onorevole fra le altre potenze, il popolo riscattato conosce di scendere di giorno in giorno più rapidamente il funesto pendìo della povertà; se si avvede della inutilità dei mal diretti e mal concepiti suoi sforzi per migliorare la sua sorte; quando pure questo popolo non avesse contratto sotto il già franto giogo il malaugurato vizio della intolleranza, e la tendenza ad imputare tutte le sue sventure al governo, ed a' suoi maggiori in generale; quando pure fosse libero da ogni pregiudizio e da ogni preconcetto errore, non saprebbe obbliare i suoi patimenti per godere degli acquistati beni. E qualora il possesso di quelli stessi beni gli venisse contestato, esso non ne risentirebbe nè quel dolore, nè quello sdegno, che avrebbe risentito se i patimenti suoi proprii non ne avessero assorbito pressochè tutta la sensibilità. — L'eroismo che ne fa dimenticare noi stessi e gli attuali nostri dolori, per godere della prospettiva delle gioie e dei trionfi che l'avvenire serba in premio ai pazienti, non è tal cosa che si possa chiedere alle moltitudini; e perchè queste non sono dotate della facoltà dell'astrazione, e perchè difficilmente sanno imaginare ciò che ad esse prepara l'avvenire. Se dunque vogliamo vedere le popolazioni italiane affezionarsi alle istituzioni che le reggono, ed alla nobile, alla splendida esistenza che le aspetta, dobbiamo applicarci senza indugio a medicare ed a cicatrizzare le loro piaghe, ed a guidarle verso uno stato materiale meno penoso di quello in cui si trovino oggidì. Quando avremo fatto qualche passo su questa nuova via, quando avremo condotto le moltitudini in luoghi da cui sia ad esse dato di scorgere il ridente aspetto delle contrade ad esse destinate, le vedremo prender lena e coraggio; come fece un tempo il popolo ebreo, quando stanco e scorato del suo lungo pellegrinaggio attraverso il deserto, fu da Mosè condotto sulle alture in vista della terra promessa, ed ammirò schierate fra le sue tende i maravigliosi prodotti del paese di Canaan. — Che facciamo noi? Perchè non seguiamo l'esempio del legislatore ebreo? Noi tentiamo di condurre le nostre popolazioni attraverso il deserto che circonda la terra fertilissima della libertà e della moderna civiltà; ma siamo guide silenziose e maestri intolleranti; facciamo le meraviglie perchè l'ardore di chi ne segue non si sostiene al pari del nostro, dimenticando che l'aspettativa del futuro, la quale alimenta la nostra costanza, non conforta le moltitudini. — Noi tolleriamo di buon animo le privazioni e i sacrifizi, perchè ne vediamo il termine, e sappiamo che cosa ne debbono fruttare; ma il popolo lo ignora, e quando esso ci vede camminare innanzi, ed invitarlo a seguirci per le balze e dirupi sotto la sferza del cocente sole, che asciuga i ruscelli e le fontane, quando ci vede innoltrarci nel deserto con fronte serena e con passo animato, esso ne sospetta di pazzia, o talvolta ancora di tradimento. Perchè non lo confortiamo? perchè non cerchiamo di rianimare le sue forze con quel farmaco stesso che sostiene le nostre? Noi gli abbiamo detto: siete liberi, e la libertà è la bella cosa che vedete. Perchè non dirgli invece: queste sono le vie che conducono al libero ordinamento della civile società, questi sono i confini che dividono le schiavitù dell'età di mezzo dalla bene regolata libertà dell'età nostra e dell'avvenire? Varchiamoli animosi, con passo veloce, senza cedere nè agli stenti, nè alla stanchezza, sicuri di trovare conforti e compensi non appena saremo giunti al termine del nostro viaggio. — Se così gli parleremo, lo vedremo tosto rasserenarsi; e forse fra non molto troveremo in lui, nelle sue forze, naturalmente superiori alle nostre, quell'appoggio che ora siamo in debito di prestargli, e di cui per avventura potremmo quando che sia alla nostra volta abbisognare.
Ricordiamoci dunque, che le moltitudini non possono mantenersi costantemente affezionate ad un ordine di cose da cui non traggono alcun benefizio materiale, nè qualche fondata speranza di futuri e prossimi vantaggi. — Sforziamoci di migliorare la sorte delle classi più povere delle nostre popolazioni; e sino a tanto che tale miglioramento non sia da esse effettuato e conosciuto, mostriamo loro le conseguenze che risultar debbono dalle istituzioni nostre, e come fra non molti anni possiamo sperare di porre in fuga gli ultimi avanzi della popolare miseria, della popolare ignoranza e barbarie. — Presentiamo al nostro popolo una imagine succinta e fedele della società a cui lo vorremmo guidare; mostriamogli nell'avvenire l'unione delle varie classi sociali, ossia l'associazione loro all'intento di sollevare il povero dal peso della sua miseria e della sua ignoranza: non già col vieto e limitatissimo mezzo dell'elemosina, che operata largamente, come dovrebbe esserlo per ottenere un sensibile cangiamento nelle condizioni del povero, avrebbe per effetto d'impoverire il ricco, con che si porrebbe fine all'intero sistema dell'elemosina; ma con ciò che a quel sistema deve sostituirsi nell'avvenire, ossia coll'associazione dei capitali, degli elementi industriali, e degli artigiani che forniscono al commercio i prodotti dell'industria loro. Il principale oggetto di sì fatta associazione sarebbe di sopprimere le spese superflue, e i disonesti guadagni di coloro che oggi dispongono dei capitali, e che dirigono l'industria al solo fine di arricchire sè medesimi, ingannando i compratori, a cui dispensano mercanzie guaste o scadenti, non concedendo al povero artigiano che quella minima paga che basti a sostenergli miseramente la vita, per abbandonarlo poi alla carità degli ospedali e dei luoghi di ricovero, tosto che la gioventù e la forza ne sono esaurite.
L'Inghilterra maestra di tutto ciò che tende al perfezionamento dell'industria, ed allo sviluppo della carità bene intesa, (non già della elemosina), possiede un gran numero di tali associazioni; ed il concetto loro è così penetrato nella intelligenza di ogni classe di persone, che la miseria non vi si trova quasi mai, se non unita ad un eccesso d'immoralità, di perversità e di corruzione, che ne spiegano abbastanza la torbida sorgente. — Un artigiano laborioso ed onesto, la cui famiglia, per quanto possa essere numerosa, segua l'esempio dal suo capo, è sicuro di non trovarsi mai al disotto di una modesta agiatezza; e per poco che la sua intelligenza si apra e si eserciti, o che le circostanze gli sieno favorevoli, egli può sperare di giungere in breve tempo ad un certo grado di ricchezza, al quale pervenuto ch'ei sia, nulla osta al suo innalzamento fra quei Cresi della industria britannica che destano la meraviglia del mondo intero. Imitando le associazioni filantropiche dell'Inghilterra, ed adattandole al carattere ed alle speciali condizioni nostre, noi otterremo i medesimi effetti, senza sagrificare altro che i disonesti speculatori e i loro illeciti guadagni. — E partecipando sin d'ora alle nostre popolazioni l'intento nostro, le nostre mire e le nostre speranze, infonderemo loro il coraggio di seguirne attraverso gli sterpi e le spine, che ingombrano tuttora la nostra e loro via.
Quando il popolo sia convinto che il risultato finale dei nostri sforzi e l'oggetto delle nostre istituzioni, è il suo maggior bene, cesserà senza alcun dubbio dal mostrarsi indifferente e dal mettere in dileggio quelle istituzioni e tutto ciò che noi difendiamo, sosteniamo e comprendiamo sotto il nome di libertà. Egli si affretterà al contrario di studiare il significato delle parole da noi usate e delle cose da noi commendate, per conoscere in qual modo gli è concesso di prendervi parte, affine di agevolare il compimento dei nostri disegni, e gli elettori si recheranno puntualmente ai loro collegi, per dare a sè medesimi dei rappresentanti atti ad ordinare delle buone e provvide leggi, che assicurino il destino della nazione. — L'istituzione della Guardia Nazionale, invece di essere considerata come una vessazione governativa, sarà giustamente considerata come una garanzia pel paese, e cesseranno dal maledirla. E così di tutti i funesti pregiudizi, che ora offuscano la mente delle nostre popolazioni, e le rendono intolleranti di un civile reggimento.
Quando il nostro popolo abbia imparato a giudicare sanamente le intenzioni degli speculatori disonesti, che vorrebbero trasformare il nostro nazionale riscatto in una illimitata prerogativa che li autorizzi a spogliare impunemente altrui di ogni cosa che risvegli la loro cupidigia, non si lascerà più ingannare da essi come al presente, e più non crederà che le vessazioni e le spogliazioni, di cui è vittima, sieno combinate e ordinate dai ministri del re per arricchire sè stessi. — Quando gli occhi delle popolazioni italiane fossero bene aperti sopra i raggiri e le menzogne di siffatti speculatori, i loro trionfi avrebbero fine; e quando essi tentassero di prolungarli, il popolo, conscio dei loro inganni, potrebbe dar loro una lezione che li disgutasse da nuovi colpevoli tentativi. Allora, cessando quelli illeciti ed immensi guadagni, la sorte del povero, alle cui spese si fanno per la massima parte, sarebbe mirabilmente migliorata.
Per riassumermi dirò, che lo scopo a cui dobbiamo tendere innanzi tutto, si è lo spargere luce nelle menti delle povere classi delle nostre popolazioni, onde renderle consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri, e dar loro i mezzi di sfuggire ai sanguinosi artigli degli spogliatori di ogni genere, che oggi le fanno loro preda. — Le nostre popolazioni ricevettero dalla natura una intelligenza tanto pronta quanto retta, che le sforza a seguire il giusto, tosto che lo hanno veduto e conosciuto. — Con questi due doni della natura, che formano la parte più elevata del carattere del popolo italiano, come si spiega l'infinita serie di errori e di pregiudizi, che lo dominano oggi ancora, e che lo fanno traviare ad ogni passo? Non è questa una irrefragabile prova che nessuno si è accinto a dir loro la verità? Andiamo sempre ripetendo, che le nostre popolazioni agricole ed artigiane sono nelle mani del clero, che le istruisce a modo suo, ed a cui credono ciecamente; sappiamo che la maggioranza del clero vede di mal occhio, anzi biasima e condanna tutto ciò che fu fatto in Italia dal 59 in poi, e nulla tentiamo per togliere al clero le menti ed i cuori delle nostre popolazioni, e per sostituirci ad esso nella loro confidenza. Di chi dunque è la colpa, se il nostro popolo è così poco informato delle massime fondamentali del vivere civile?
Un piccol numero dei nostri possidenti fondiarii incomincia a sospettare che nessuno possa avere tanto a cuore l'interesse loro quanto essi stessi. — E perciò, e perchè inoltre il vivere in città è più dispendioso che il vivere in campagna, questo picciol numero dei nostri signori abbandona per tempo i conforti e i diletti dei teatri, delle conversazioni, dei ritrovi, ecc., e si ritira in mezzo a' suoi campi, nelle sue ville, e fra i suoi villici, per accudire ai lavori che procurare gli debbono un aumento di entrata. È questo un progresso compito da questi nostri possidenti; ma il profitto che ne trarrebbero e i possidenti ed il paese intero, sarebbe di gran lunga maggiore, se un altro intento aggiungessero a quello di dirigere la coltura dei terreni. — I contadini di un paese libero non sono unicamente gli strumenti dell'agricoltura, come gli aratri, le vanghe, i mulini, i trebbiatoi, ecc. Essi sono le membra del corpo sociale e politico, i possessori di ogni diritto civile, i produttori della pubblica prosperità, i difensori della indipendenza nazionale e del buon ordinamento civile, e possono diventare i rappresentanti della nazione e gli amministratori delle sue ricchezze.
Queste moltitudini, destinate a così nobile e così splendida missione, sono quelle appunto che più si lagnano, direi quasi che più abborrono i rivolgimenti accaduti dal 59 sino ad oggi, e che oppongono una ostinata, una disperata forza d'inerzia al conseguimento delle nostre mire. — È egli possibile di attribuire tale stranezza ad altra cagione, se non ad un equivoco, ad un difetto d'intelligenza in quelle moltitudini pregiudicate e sdegnate contro chi vuol farsi loro benefattori, e contro gli stessi benefizi ad esse offerti?
Ora poichè tale equivoco, oltre all'essere evidente, è pure singolarmente assurdo, e minaccia di diventare funesto alla patria ed alla nazione stessa, non è forse un preciso, un assoluto dovere per quelli, a cui spetta d'illuminare le moltitudini perchè istrutti ed in grado di guidarle rettamente, non è forse loro sacrosanto dovere di tutto porre in opera affinchè cessi l'equivoco, e cessi al più presto?