Se un quarto calice — Ne bacio e ingollo,

Mi grilla il giolito — Sin nel midollo.

Se un'altra ciotola — M'empie i desiri,

Mi danno il dondolo — I capogiri.

Se il sesto tónfano — Nel sen n'imbotto,

Supin mi corico; — Sono arcicotto.

..... Di otto pericoli, che si notano dall'Apostolo, e di esempi di pericoli..... Hai l'esempio di S.ª Chiara, che in Ispagna liberò i sommersi in un fiume.... Parimente quello del beato Francesco, tuffato da' ladroni nelle nevi, una volta che viaggiando per una selva, cantava in francese lodi a Dio, come accenna il responsorio: mentre a corpo seminudo; e come disse il beato Francesco stesso: Se il diavolo può avere tra mani un pelo d'un uomo, tosto lo fa crescere in una trave; e come disse il Ministro Generale frate Bonaventura, una volta che predicava ai frati in Bologna, ove io mi trovava in persona: Consentire alle suggestioni e alle tentazioni del demonio, è tanto, quanto precipitarsi dalla guglia di un'altissima torre, e, giunti a mezzo, volersi appigliare ad un palo o ad una stanga, per non ruinare a fondo....... Erano a studio in Bologna tre scolari e amici Toscani, i quali avevano tra loro stabilito di entrare insieme nell'Ordine de' frati Minori. E sperando senza dubbio di entrare nell'Ordine del beato Francesco, come avevano deliberato, convennero nella proposta di andare uno di loro in Toscana per denari, onde potersi vestire e fare le altre spese, volute dalla convenienza di chi lascia il mondo, ed entra novizzo in una Religione... Passato Casalecchio[69] e arrivato al ponte del Reno sulla via che va a Crespellano[70], il diavolo gli diede uno spintone, e lo precipitò nel fiume, e ve lo sommerse e annegò; e dopo tempo ne fu trovato il cadavere nel Polesine, e non fu creduto degno di sepoltura. (Il Polesine è la terra, in cui frate Pellegrino di Bologna aveva le sue possessioni. Frate Pellegrino poi è uomo tutto dato alle cose dello spirito, e letterato, che non beve mai che acqua, e abborre dal vino; e fu due volte Ministro nell'Ordine de' frati Minori, cioè nella provincia di Grecia e nella provincia di Genova). Ma non vedendosi ritornare il primo compagno, perchè nol poteva, essendo stato annegato dal demonio, piacque ai due rimasti a Bologna, che l'un di loro andasse in Toscana per il medesimo scopo del primo, ed anche per far ricerche dell'amico smarrito; ma arrivato al luogo sopradetto, e proceduto pochi passi avanti, il diavolo lanciò dal tetto di una piccola chiesa sul capo di questo scolare, una grossa pietra che gliene franse il cranio, e cadde subito morto, e fu quivi sepolto presso la stessa chiesa. Ma non ritornando neppure il secondo, perchè nol poteva, il terzo entrò nell'Ordine senza sapere quale caso avesse incolto i compagni. Questi è frate Pietro di Cori[71], dalla cui bocca ho saputo la storia che scrivo; il quale mentre era ancora nel noviziato di Bologna, fu compagno di un frate sacerdote, che andava a confessare nel Polesine. E trovandosi quel frate, che era sacerdote, occupato in chiesa a confessare, ed il novizzo fuori, a chiacchierare con quelli del contado, sopravvenne un indemoniato, che pareva crudele e terribile. A cui frate Pietro disse: Io riconoscerò che veramente hai il demonio in corpo, se saprai parlar meco in latino, e se mi dirai che avvenne di tre scolari, che erano compagni, e come ordinò ciascun di loro i fatti suoi. Allora il demonio cominciò a parlare, e parlava un sì corretto latino, che frate Pietro se ne meravigliò altissimamente, a udire un uomo rozzo e campagnuolo parlare così, e in quel modo argomentare. Ed insistendo sul fare inchiesta dei tre compagni, disse che egli stesso n'aveva uccisi due, come più sopra è detto. E ricercatolo del terzo compagno, rispose: Non so che sia avvenuto del terzo perchè fuggì e si allontanò da me; Ma potrà fuggirmi, non sfuggirmi, poichè io lo circuirò e ridurrò a tale porto, che chiunque ne abbia udito parlare ne avrà il tintinnio in ambe le orecchie. Interrogò dunque frate Pietro gli abitanti di quella terra, se il demonio avesse detto il vero del cadavere dello scolare ivi rinvenuto, ed attestarono che era vero punto per punto quanto il diavolo esponeva. Avendo poi fatto cercare accuratamente dell'altro compagno riseppe essere egualmente vero. E tanto basti. Crebbe costui nell'Ordine de' frati Minori, diventò uomo di molta letteratura, peritissimo nel diritto canonico, buono di leggere tutta la Bibbia in lingua francese; e passando giorno sopra giorno, ed anno sopra anno accumulandosi, fu eletto Ministro nella provincia di Genova, in Sicilia, e in Toscana sette anni. Fu uomo sempre pieno di sospetti, che insultava facilmente e copriva di vituperi le persone per poterle tenere a stecco. Esaltava cui voleva, cui voleva umiliava; uomo di più faccie, astuto, malizioso, volpe scaltrita, ipocrita vile ed abbietto; uomo pestifero e maledetto, odiato terribilmente da Papa Alessandro IV; e detestato a morte. Era figlio di un Sacerdote della diocesi del predetto Papa, quando questi era ancora ne' gradi minori della gerarchia. Fu mio Ministro e Custode, quand'io era in Toscana; e, dopo che ne partii, commise tante turpitudini ed enormità, che non sono da raccontare, per cui fu dai frati condegnamente castigato. Più volte uscì dall'Ordine, e terminò malamente la sua vita, a ragione de' suoi meriti. Quindi si mostrano vere anche le cose che predisse di lui il demonio... Pertanto tutte queste cose ho narrato avendone porta occasione quel frate che fu ingannato dal demonio, a cui compariva e prometteva il papato; cose che possono tornare utili a conoscere le finezze e le malizie del diavolo. ... Ora ritorniamo alla storia profana, e continuiamo ciò che resta a dirsi. L'anno 1285, indizione 13.ª, millesimo che incominciammo già più addietro, tutto il mese di marzo fu tanta la molestia delle pulci, e ne fu tanta l'abbondanza da parere, ed essere anche troppe per piena estate. E perciò mi tornano a mente que' versi soliti a dirsi:

In x finita —

— tria sunt animalia dira:

Sunt pulices fortes, —