—Or attende ’l premio—de questo c’hai pensato;
lo mantello artollote—per tutto sto vernato;
le calzamenta lassale—per lo folle cuitato;
ed un disciplinato—fin a lo scorticare.
—L’acqua che bevo noceme,—caggio ’n etropesía;
lo vino, prego, rendeme—per la tua cortesía!
Se tu sano conserveme,—girò ritto per via;
se caggio ’n’enfermaría,—opo me t’è guardare.
—Poi che l’acqua nòcete—a la tua enfermentade
e lo vino noceme—a la mia castitade,
lassa lo vino e l’acqua—per la nostra sanetade;
sostien necessitate—per nostra vita servare.
—Prego che non m’occide!—nulla cosa demanno;
en veritá promettote—de non gir mormoranno;
lo entenzare veiome—che me retorna en danno;
che non caggia nel banno—vogliomene guardare.
—Se te vorrai guardare—da omne offendemento,
sirotte tratta a dare—lo tuo sostentamento;
e vorròme guardare—dal tuo encrescemento;
sirá delettamento—nostra vita salvare.
Or vedete ’l prelio—c’ha l’omo nel suo stato!
tante son l’altre prelia,—nulla cosa ho toccato;
che non faccian fastidio,—aggiol’abbreviato;
finisco sto trattato—en questo loco lassare.
IV
De la penitenzia
O alta penitenza,—pena en amor tenuta!
grand’è la tua valuta,—per te ciel n’è donato.
Se la pena teneme,—èmme despiacemento;
lo spiacere recame—la pena en gran tormento;
ma si aggio la pena—redutt’en mio talento,
èmme delettamento—l’amoroso penato.
Sol la colpa è ’n’odio—a l’anema ordenata;
e la pena gli è gaudio—en vertut’esercetata;
lo contrario sentese—l’anema ch’è dannata;
la pena è ’n’odiata,—la colpa en delettato.