O papa Bonifazio,—molt’hai iocato al mondo;
penso che giocondo—non te porrai partire.

El mondo non ha usato—lassar li suoi serventi
che a la sceverita—se partano gaudenti;
non fará legge nova—de fartene esente,
che non te dia i presente—che dona al suo servire.

Ben me lo pensava—che fusse satollato
d’esto malvascio ioco—ch’al mondo hai conversato;
ma, poi che tu salisti—en officio papato,
non s’aconfé a lo stato—essere en tal desire.

Vizio enveterato—convèrtese en natura:
de congregar le cose—grande hai avuta cura;
or non ce basta el licito—a la tua fame dura,
messo t’èi a robbatura—como ascaran rapire.

Pare che la vergogna—derieto aggi gettata,
l’alma e ’l corpo hai posto—ad levar tua casata;
omo ch’en rena mobile—fa grande edificata,
subito è ruinata—e non gli può fallire.

Como la salamandra—se renuova nel fuoco,
cusí par che gli scandali—te sian solazo e giuoco;
de l’anime redente—par che te curi puoco;
ove t’aconci el luoco,—saperálo al partire.

Se alcuno vescovello—può niente pagare,
mettegli lo flagello—che lo vogli degradare;
poi lo mandi al camorlengo—che se degia accordare,
e tanto porría dare—che ’l lasserai redire.

Quando nella contrata—t’aiace alcun castello,
’nestante metti screzio—entra frate e fratello;
a l’un getti el brazo en collo,—a l’altro mostre ’l coltello,
se non assente al tuo appello,—menaccel de ferire.

Pensi per astuzia—el mondo dominare,
que ordene un anno,—l’altro el vedi guastare;
el mondo non è cavallo—che se lasse enfrenare,
che ’l possi cavalcare—secondo el tuo volere.

Quando la prima messa—da te fo celebrata,
venne una tenebría—en tutta la contrata;
en santo non remase—lumiera arapicciata,
tal tempesta è levata—lá ’ve tu stave a dire.