Lasso me, da cui so vento!—ancora non me sgomento,
voglioce gire, e mo el tento,—ch’io possa far con lui mercato.

O Francesco, que farai?—te medesmo occiderai
del digiunio che fai,—sí l’hai duro comenzato.

—Facciol con discrezione,—ch’agio ’l corpo per fantone,
tengolo en mia pregione,—sí l’ho corretto e castigato.

—Veramente fai co santo,—el tuo nom è en onne canto;
móstrate co stai ad alto,—ché ’l Signor ne sia laudato.

—Celar voglio lo migliore—e mostrarme peccatore;
lo mio cor agio al Signore,—tenendo el capo umiliato.

—Quegna vita vorrai fare?—non vorrai tu lavorare
che ne possi guadagnare—e darne a chi non è adagiato?

—Metteròmme a gir pezente—per lo pane ad onne gente,
l’amor de l’Onnipotente—me fa gir co ’nebriato.

—Frate, tu non fai niente,—periscerai malamente,
gli sequaci fai dolente,—c’hai niente conservato.

—Tener voglio la via vera,—né sacco voglio né pera,
en pecunia posto èra—che non sia dagl miei toccato.

—Or te ne va en foresta—con tutta questa tua gesta,
piacerá a l’alta Maièsta—e l’om ne sirá edificato.