Io respusi:—Cristo disse—ch’io en lui non me folcisse,
nel suo Patre lo vedisse—ne l’eterna claritate.—

Como un angelo de luce—me apparve entro la fuce,
e disseme en chiara vuce:—Te se’ degno d’adorare.—

Io respusi:—Onne onore—sia del mio Creatore;
en ciò conosce lo mio core—che non se’ quel che tu pare.—

Vedendome ’l Nemico sagio,—se parti con suo dannagio;
ed io, compiendo ’l mio viagio,—fui nel ramo del contemplare.

L’onor dando a l’Onnipotente,—tutta si squarciò mia mente,
vedendoci Dio presente—en ciò ch’avea resguardare.

Questo è lo ciel cristallino,—ca speranza sí vien mino;
chi de lo splendor è pino,—regna colle potestate.

Al terzo ciel poi pusi mente,—piú che sol era lucente,
tutta s’enfiammò mia mente,—de voler lá su andare.

Per un arbor sí s’apiana,—caritate sí se chiama,
en alto stende suoi rama—e la cima è che non pare.

Vòlsi montar a cavallo;—disseme:—Cavalca sallo,
o tu, om, agi el bon anno,—emprima scolta el mio parlare.

Due battaglie hai tu vente:—lo Nemico e l’altra gente;
ormai purifica tua mente,—se per me vorrai montare.—