Io respusi con amore:—Io so libero de furore,
ciò me mostra lo splendore—ch’i’ obedisca el tuo parlare.—

De la luce facea la tarza—e de la tenebra la lanza,
posi mente a la bilanza—e comenciai a cavalcare.

Al primo grado ch’io salía,—la pigrizia trovai empría,
dissi:—Donna, male stia!—ché per te nasce onne male.

Io sguardai: non era sola,—apresso lei stava la gola
con un’altra ria figliola:—lussuria è suo vocare.

Entanno disse l’alma mia:—Questa è mala compagnia.—
Con la lancia la fería—e sí la feci tralipare.

Poi me n’andai nel seconno:—vanagloria me fo entorno,
volea far meco sogiorno—como giá solea fare.

Io li dissi villania,—tosto me rispose l’ira:
—Noi avemo una regina—e semo de sí alto affare.

Avarizia è el suo nome—e manten questo costume,
ca racoglie e sí repone—ciò che potemo guadagnare.—

Io, vedendo tal brigata,—la targia m’ebbi abracciata,
l’una e l’altra ebbi frustata—e sí le feci scialbergare.

Poi, crescendo mia possanza,—fui al terzo con alegranza;
lá trovai la ignoranza—e sí la presi a biastemare.