Per sua camera cercava—e la superbia sí trovava,
una donna molto prava—e ben me vòlse contrastare.
Una ancilla venne cortese,—che allora facea le spese,
e voluttate sí se desse,—essa l’ha presa a governare.
Io, vedendo sí mal gioco,—dissi:—Questo non è poco;
or al foco, al foco, al foco!—E tutte tre fei consumare.
Chi le vizia ha venciute,—regna en ciel con le virtute,
ormai cresce sue salute,—se lle virtú so concordate.
Poi nel quarto ramo entrai,—en doi stati me trovai:
collo poco e co l’assai,—-con ciascun sapea Dio amare.
Nel quinto poi andai gioioso,—lá su fui piú virtuoso,
ché me fece lo mio sposo—obedire e comandare.
Consumai onne graveza,—vidime en sí gran richeza;
disseme l’alta Potenza:—Or fa ch’en te la sacci usare.—
Fui nel sesto senza entenza—ne la profonda sapienza,
concordai con la potenza—ne la pura volontate.
L’om che giogne tanto suso,—con li cherubini ha puso;
ben pò vivere gloriuso,—ché vede Dio per veritate.
Quando me vedi en tanta altura,—en me tenendo onne figura
fomme ditto en quel ura:—Ora spendi, ché ’l poi fare.—