Io guardai al Creatore,—assentíme d’andar sune,
e meditai a suo onore—onne sente en suo affare.
Poi ne l’ottavo me n’andai,—e con gli angeli conversai
nel mio Sire che tanto amai,—secondo lo lor contemplare.
En alto se levò mia mente,—al nono ramo fui presente,
laudo lo vero Onnipotente—en se medesmo vòlsi usare.
Chi lí giogne, ben è pino—dello spirito divino,
fatto è un serafino,—sguarda nella Trinitade.
E tutti li stati ha lassati,—e li tre arbori ha spezati,
e li tre cieli ha fracassati,—e vive nella Deitade.
Om che giogni a tal possanza—per mercé per tua onoranza,
priega la nostra speranza—che te possiam sequitare.
LXX
De le quattro virtú cardinale
Alte quattro virtute—son cardinal chiamate,
o’ nostra umanitate—perfece lo suo stato.
Como l’uscio pòsase—nel suo cardinile,
cusí la vita umana—è ’n questo quadrato stile;
anima ch’amantase—questo nobel mantile,
puòse chiamar gentile,—d’onne gioia adornato.
La prima è la prudenza,—lume dell’entelletto;
la seconda è iustizia—che esercita l’affetto;
la terza è fortetude—contra l’averso aspetto,
la quarta è temperanza—contra van delettato.