Tanti sono li tumulti—e gli émpeti carnale,
che la ragion tapina—s’enchina a quisti male;
doventa bestiale—e perde omne ragione;
tanta confusione—non se porría scoprire.
Da poi ch’è caduta,—conscienzia è mordace;
l’acqua e lo vento posa,—de stimolar non tace!
lo cor perde la pace—e perde l’allegreza
e viengli tal tristeza,—non si può reverire.
Sospicasi la misera—che ’l saccia omnechivegli;
se vede gent’ensemora,—pensa de lei pispigli;
se gli vol dar consigli,—non par che ci aian loco;
perdut’ha riso e ioco—ed onne alegrez’avere.
Borbotanse le cose,—le gente a pispigliare;
li parenti sentolo,—coménzate a lagnare;
lo cor vorría crepare,—tant’ha ’lbergate doglie!
tentat’è de rei voglie—de volerse perire.
Lo diavolo ce rieca—mala tentazione:
—Que fai, detoperata—d’onne tua nazione?
Questa confusione—non è da comportare;
molte fa desperare,—en mala morte finire.—
Guarda, non glie credere!—ché gionge al mal el peio;
ché questa tua caduta—sí pò aver remeio;
contra te fa asseio—de volerte guardare,
con pianto confessare;—sí porrai reguarire.
Vedete li pericoli—con breve comenzate,
che nascon gli omicidii—e guastan le casate;
guardateve a l’entrate—che non entre esto foco!
si se cce anida loco,—nol porrai scarporire.
Or vedete el frutto—del mal delettamento:
l’alma el corpo ha posto—en cotanto tormento;
síate recordamento,—frate, la guarda fare;
se vòi l’alma salvare,—non ce stare a dormire.
VIII
De l’ornamento delle donne dannoso
O femene, guardate—a le mortal ferute;
nelle vostre vedute—el basalisco mostrate.