El basilisco serpente—occide om col vedere,
lo viso envenenato—sí fa el corpo morire;
pegio lo vostro aspetto—fa l’anime perire
da Cristo, dolce sire,—che care l’ha comparate.

Lo basilisco ascondese,—non se va demostrando;
non vedendo, iacese—e non fa ad alcun danno;
peggio che ’l basalisco—col vostro deportanno,
l’anime vulneranno—colle false sguardate.

Co non pensate, femene,—col vostro portamento
quant’anem’a sto secolo—mandate a perdimento?
solo col desiderio,—senz’altro toccamento,
pur che gli èi en talento,—a l’aneme macellate.

Non ve pensate, femene,—co gran preda tollite,
a Cristo, dolce amore,—mortal dáite ferite?
serve del diavolo,—sollecete i servite;
colle vostre schirmite—molt’anime i mandate.

Dice che acóncete,—ché piace al tuo signore;
ma lo pensier engannate,—ché nogl se’ en amore;
s’alcun stolto aguardate,—sospezion ha en core
che contra lo su onore—facce mali trattate.

Lagna poi e fèrite—e tiente en gelosia,
vuol saper li luocora—e quegn’hai compagnia;
porrate poi l’ensidie,—si t’ha sospetta e ria;
non giova dicería—che facce en tuoi scusate.

Or vede che fai, femena,—co te sai contrafare!
la tua persona piccola—co la sai dimostrare!
sotto li piede méttete—ch’una gigante pare,
puoi con lo strascinare—cuopre le suvarate.

Se è femena pallida,—secondo sua natura,
arosciase la misera—non so con que tentura;
se è bruna, embiancase—con far sua lavatura;
mostrando sua pentura,—molt’aneme ha dannate.

Mostrerá la misera—ch’aggia gran trecce avolte;
la sua testa adornase—co fossen trecce acolte
o de tomento fracedo—o’ so pecciòle molte,
cosí le gente stolte—da lor son engannate.

Per temporal avenesse—che l’om la veda sciolta
vedi che fa la demona—colla sua capovolta!
le trez’altrui componese—non so con que girvolta;
farattece una colta—che paion en capo nate.